Giovanna d'Arco

 


 


   Controverso è un aggettivo che ricorre spesso nelle cronache riferito a personaggi che dividono l’opinione pubblica, scatenando facilmente in quest’epoca maledizioni, improperi e censure. Anche esprimere on line un parere su fatti apparentemente marginali può esporre al rischio di reazioni belluine che definire ingiustificate è poco. Stendiamo poi un velo pietoso sui sentimenti di odio feroce scatenatisi durante la cosiddetta pandemia che per altro non accennano a placarsi.

    Attualità a parte, in soccorso di chi non realizza l’unanimità di consensi giunge un testo che, almeno per quanto mi riguarda, risolve le controversie piuttosto che accenderle:

"Guai a voi quando tutti parleranno bene di voi" Lc. 6:26


   Non si tratta certo di un invito a voler rendersi invisi ad ogni costo ma è la constatazione che in questo mondo, e specie in questo periodo, è lo spirito di divisione e di polemica che regna, e neanche la santità più specchiata è accolta con serenità.

   Se poi si parla di argomenti attinenti la Tradizione, come l’intera opera di Guénon, l’ostilità dell’ambiente diventa quasi una garanzia che ci si stia muovendo nella giusta direzione:

   "...quantunque le circostanze difficili o dolorose siano per certo, come dicevamo poco fa, comuni alla vita di tutti gli uomini, capita piuttosto di frequente che coloro che seguono una via iniziatica le vedano moltiplicarsi in modo insolito. Questo fatto è, assai semplicemente, dovuto a una sorta di ostilità inconsapevole dell’ambiente, ostilità a cui abbiamo già avuto modo di fare allusione in precedenza: sembra che questo mondo, intendiamo l’insieme degli esseri e delle cose stesse che costituiscono l’ambito dell’esistenza individuale, si sforzi in tutti i modi di trattenere chi stia accingendosi a sfuggirgli; reazioni simili tutto sommato sono perfettamente normali e comprensibili, e per quanto possano essere sgradevoli non è certamente il caso di stupirsene." (C.I. c. 25 p. 207) 

   Per restare ad anni recenti, San Pio da Pietrelcina (1887-1968), che si spese anche per realizzare opere di bene per i posteri, come fondare l’ospedale Casa sollievo della sofferenza, fu da alcuni classificato come un perturbato psichico alla luce della teoria che siamo tutti, con gradazioni diverse, un po’ matti. La profanità quando non coglie il senso di certi comportamenti ha pronta la diagnosi di pazzia.

   Se ci spingiamo ad analizzare il percorso di una fanciulla che nel XV secolo, senza superare i vent’anni, riesce a comandare un esercito di uomini, a far incoronare un re e a modificare i destini di una disputa secolare, ci aspettiamo forse un coro compatto di elogi? Basterebbe la tragica conclusione della sua esistenza per capire come va il mondo.

 

LA GUERRA DEI CENT’ANNI

 

   Qual era il conflitto in cui si trovò coinvolta? La guerra dei cent’anni (1337–1453), che ha segnato l’assetto europeo per più di un secolo in seguito a questioni dinastiche e di potere che dividevano la corona inglese da quella francese.

   Per le cause scatenanti possiamo risalire al matrimonio tra Enrico II d’Inghilterra (1133-1189) ed Eleonora d’Aquitania (1122–1204), che conferì al monarca inglese le cariche di Duca d’Aquitania e di Guascogna e di Conte di Poitiers, ovvero il potere su una buona parte del territorio francese. Il chiaro intento da parte della corona di Francia di riunificare il proprio territorio portò anche a conflitti aperti, come tra Filippo Augusto (1165-1223) e Giovanni Senza Terra (1166-1216) con la sconfitta di quest’ultimo nella battaglia di Bouvines (1214).

   La prima fase della guerra dei cent’anni vide come protagonisti Filippo VI di Valois, giunto alla corona francese in seguito all’estinzione della dinastia capetingia[1] e Edoardo III d’Inghilterra che, essendo nipote di Filippo IV il Bello per parte di madre, accampava diritti sul regno di Francia.

  Quindi da una parte la volontà di unificare e rafforzare la Francia, e dall’altra il desiderio di annettere più territori continentali alla corona inglese. Anche le Fiandre, fondamentali per il commercio e il trattamento delle lane inglesi, entrarono nella contesa.

  Fondamentale fu la questione della Guienna, o Aquitania, sottoposta a Edoardo III costretto però al vassallaggio nei confronti di Filippo VI, cui avrebbe dovuto perciò rendere omaggio.

 Sono state individuate diverse fasi con andamenti alterni:

1337-1360 la guerra edoardiana, con successi di parte inglese, come le battaglie di Crécy (1346) e Poitiers (1356); con la pace di Brétigny (1360) l’Inghilterra, pur rinunciando alla corona francese, ottiene la Francia sud-occidentale – in pratica la Guienna - , Calais e un riscatto per liberare il re Giovanni II.

 1360-1389 la guerra carolina con recupero da parte dei francesi;

1415–1429 la guerra dei Lancaster; centrale la battaglia di Azincourt (1415) in cui il 40% dei nobili francesi perì ad opera dell’esercito inglese guidato da Enrico V. Nel 1420 fu stipulato il trattato di Troyes che escludeva il Delfino Carlo VII dalla corona francese che sarebbe invece andata ai figli della coppia Enrico V e Caterina di Valois, figlia di Carlo VI.

 1429-1453 parte conclusiva, che vide sostanzialmente un rafforzamento oggettivo della Francia, per cui un impulso decisivo, specie per l’erede al trono Carlo VII, venne da Giovanna.

 

LE SUE IMPRESE MILITARI

 

   Nel 1429, prima dell’irruzione di Giovanna sulla scena, la situazione per la parte francese era decisamente negativa, e in procinto di peggiorare. Debole in particolare era la posizione del Delfino, Carlo VII, delegittimato dal trattato di Troyes (1420) ricordato sopra.

   La città di Orléans subiva da mesi un assedio e il reggente inglese, Giovanni Plantageneto, zio del re, stava avanzando nel Ducato di Bar governato da Renato d'Angiò, cognato di Carlo. La situazione si presentava senza sbocchi apparenti fino a quando non comparve, proveniente dal villaggio di Domrémy (attualmente Domrémy-la-Pucelle) la giovane Giovanna d'Arco, ispirata da voci celesti per compiere la missione di salvare la Francia e allontanare gli Inglesi. Ella si recò a Vaucouleurs per ottenere una scorta per raggiungere la corte del re a Chinon. Il capitano, Robert de Baudricourt, cedette solo alla terza udienza per cui il 10 marzo 1429 la ragazza arrivò a destinazione.

    Il giorno dell’incontro si dice che Giovanna riuscì a riconoscere Carlo che si era confuso tra gli astanti, nonostante non lo avesse mai visto prima. Carlo fu convinto sia dall’eloquenza e dalla decisione della Pulzella, sia dal fatto che avesse superato due verifiche di tipo teologico a Chinon e a Poitiers, e quindi si risolse ad affidarle un esercito forte di 4000 uomini, fatto inusitato per l’epoca.

  La fiducia fu ben riposta perché finalmente, l’8 maggio, a sette mesi dall’inizio, fu tolto l’assedio a Orléans[2] sventando la minaccia inglese. Dopo che i francesi ebbero vinto la Battaglia di Patay il 18 giugno, preceduta nello stesso mese da altre vittorie[3], il delfino Carlo fu incoronato re di Francia nella cattedrale di Reims il 17 luglio 1429, con il nome di Carlo VII. Da quel momento le sorti di Giovanna mutarono perché le sue insistenze per proseguire i combattimenti non ebbero più grande seguito, anche perché il sovrano aveva già ottenuto un grande risultato con la sua consacrazione. In particolare il tentativo di riconquistare Parigi l’8 settembre fu un pesante insuccesso.

   Giovanna fu catturata a Compiègne dai Borgognoni  e venduta dagli stessi ai loro alleati inglesi. Il processo farsa la condannò al rogo il 30 maggio 1431. Fa specie tutt’ora che Carlo VII l’abbia lasciata al suo destino senza cercare di intervenire; alcune fonti storiografiche indicherebbero però l’invio da parte sua di due suoi capitani, La Hire e il Bastardo d'Orléans, per tentare di sottrarla alla prigionia.

 

 LE “VOCI”

 

   Uno degli argomenti più battuti negli interrogatori fu la questione delle voci ultraterrene udite da Giovanna, che le facevano da guida. Le fu chiesto insistentemente di chi fossero, quanto le tenesse in considerazione e come la ispirassero. Emersero le figure di due sante dei primi secoli del Cristianesimo, Santa Margherita e Santa Caterina d’Alessandria, entrambe martiri, e San Michele Arcangelo.   

 

SANTA MARGHERITA

 

   Santa Margherita (o Marina) nacque ad Antiochia in Pisidia, nell’attuale Turchia, nel 275. Figlia di due genitori pagani, con il padre Edesmo sacerdote del culto, per la morte precoce della madre fu allevata da una balia che la educò segretamente al Cristianesimo, facendola battezzare. Scacciata di casa dal padre a causa della sua fede tornò dalla balia dedicandosi ai lavori nei campi. Notata dal governatore della provincia ella lo rifiutò palesandosi come cristiana, mossa molto coraggiosa nel periodo delle persecuzioni di Diocleziano e Massimiano.

   Incarcerata fece molti prodigi tra cui squarciare il ventre di un drago che l’aveva inghiottita e resistere a varie torture. Diffondendosi la sua fama, il governatore decise di decapitarla il 20 luglio del 290. La sua capacità anche dialettica di reggere le insidie della prigionia nonché la giovanissima età la avvicinano a Giovanna. È protettrice delle donne incinte ed è invocata per un parto senza complicanze.

 

SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA

 

   Anch’essa giovanissima, diciottenne, e molto bella, subì il martirio a opera del futuro “Augusto” Massimino, allora governatore di Egitto e Siria. Era il 305 e ad Alessandria dovevano svolgersi feste in onore degli idoli con dovizia di offerte sacrificali, obbligatorie per tutti. Santa Caterina affrontò il governatore negando l’utilità di quella ritualità e invocando la figura di Cristo Redentore. Massimino, non venendo a capo dell’eloquenza della fanciulla, convocò i dotti più preparati per riuscire a sopraffarla. Il risultato fu opposto perché avvenne la conversione dei saggi che affrontarono così il martirio. Destino che subì anche Santa Caterina tramite decapitazione, dopo tentativi andati a vuoto per intervento divino, come essere straziata da un ruota con lame che spesso l’accompagna nell’iconografia. Viene festeggiata il 25 novembre ed anch’essa, nel suo tener testa a un consesso di uomini saggi o presunti tali anticipa la vicenda di Giovanna.

                       

SAN MICHELE ARCANGELO

 

   Viene festeggiato il 29 settembre assieme agli arcangeli Raffaele e Gabriele. Il suo nome deriva da “Mi-ka-El” ovverochi è come Dio?”

   Citato varie volte nell’Apocalisse di Giovanni, è a capo delle schiere celesti nella battaglia contro il drago:

    Ap. 12 - 7Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, 8ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo. 

    La sua è sempre un’immagine guerriera, contro gli avversari della Verità e della Giustizia, ma oltre a essere associato alla spada (o alla lancia) è spesso rappresentato con una bilancia, simbolo della sua prerogativa di “pesare le anime” in vista del giudizio finale.

   Celebri sono diversi suoi luoghi di culto, come l’abbazia di Mont Saint-Michel nella Manica, la Sacra di San Michele in provincia di Torino e il santuario a lui dedicato a Monte Sant’Angelo sul Gargano in provincia di Foggia.

   Castel Sant’Angelo a Roma, originariamente Mausoleo dell’Imperatore Adriano, deve la sua attuale denominazione alla visione avuta da Papa Gregorio Magno nel 590 dell’Arcangelo Michele nell’atto di rinfoderare la sua spada per sancire la fine di una grave pestilenza. In seguito a ciò dapprima vi fu eretta una chiesa e poi, nel XIII secolo, una statua dell’Arcangelo, a fissare il luogo della benefica visione.

 


La versione attuale risale al 1753, ad opera di Pieter Antoon Verschaffelt..

   Nel Museo Capitolino è conservata una pietra circolare con impronte[4] dei piedi attribuite all'Arcangelo quando si fermò per annunciare la fine della peste.

 

COME L’HANNO VISTA

 

   Passo in rassegna alcune delle numerose rappresentazioni letterarie, teatrali o filmiche di Giovanna.

    Voltaire – La pucelle d’Orléans. (La pulzella d’Orléans)

     Joseph De Maistre (1753-1821) così si esprime su Voltaire:

   Il grande delitto di Voltaire è l’abuso del talento e la prostituzione consapevole di un genio creato per celebrare Dio e la virtù. Egli non può addurre come scusante, al pari di tanti altri, la giovinezza, l’imprevidenza, la forza trascinante delle passioni, e neppure la triste debolezza della nostra natura. Nulla lo assolve; la sua corruzione è di un genere che appartiene soltanto a lui, si radica nelle più nascoste fibre del suo cuore e si fortifica con tutte le forze del suo intelletto. Sempre alleata al sacrilegio, sfida Dio perdendo gli uomini.[5]

   A confermare tale giudizio, sta il componimento La pucelle d’Orléans, opera giovanile scritta presumibilmente nel 1730 e pubblicata solo nel 1899. I 21 canti in cui è suddivisa sono infarciti di blasfeme parodie che non vale la pena di rimembrare.

     Santa Teresa di Lisieux, Cantico per domandare la canonizzazione di Giovanna d’Arco, 1894.

    Teresa (o Teresina) di Lisieux (1873-1897) entrò il 9 aprile 1888 nel monastero carmelitano di Lisieux con il nome di Thérèse de l’Enfant-Jésus. Morì a soli ventiquattr’anni per la tubercolosi.

   Canonizzata da Pio XI il 17 maggio 1925, nel 1997 le fu conferito da Giovanni Paolo II il titolo di Dottore della Chiesa.

   Sviluppò una particolare devozione per Giovanna, all’epoca non ancora beatificata, vedendo nella sua figura uniti spirito guerriero e santità. Ne invocò perciò il ritorno in un periodo particolare per la storia francese, dopo la disfatta di Sedan.

   Il Cantico per domandare la canonizzazione della Venerabile Giovanna d’Arco è un componimento in rima alternata comprendente diciotto quartine di cui tredici strofe e cinque ritornelli[6].

    Teatro:  Jean Anouilh, L’alouette (L’allodola) 1953

    La messa in scena teleteatrale del 1973 vide nelle vesti di Giovanna la bella e brava Ileana Ghione (1931-2005) che, sotto la regia di  Vittorio Cottafavi e affiancata da valenti interpreti quali Ferruccio De Ceresa, Virginio Gazzolo, Luigi Diberti e Lia Zoppelli, rese benissimo l’impudenza che le veniva dalla piena coscienza della sua missione e nel contempo i momenti umani di debolezza che non ne sminuiscono affatto il valore. La pièce è un esempio di teatro nel teatro mettendo in scena le principali fasi della vita di Giovanna che si concludono non con l’esecuzione sul rogo, che viene interrotta in extremis, ma con l’incoronazione di Carlo VII, vista come l’apoteosi delle imprese della pulzella.

   Film: Procès de Jeanne d'Arc di Robert Bresson (Titolo italiano: Il processo di Giovanna d’Arco) 1962

   Esponente del minimalismo, Robert Bresson (1901-1999) non concede nulla alla spettacolarizzazione e, grazie all’ottima prova della protagonista Florence Delay (1941-2025) restituisce l’immagine di un personaggio forte e dolce allo stesso tempo, che non ha bisogno di urlare per tener testa ai suoi aguzzini.

   Film: The Messenger: The Story of Jeanne d’Arc di Luc Besson (Titolo italiano: Giovanna d’Arco) 1999

   Bisogna dare atto al regista Luc Besson (Nikita (1990), Léon (1994), Lucy (2014)) di portare avanti con coerenza, mostrata fin dal manifesto del film, la tesi che Giovanna fosse un’invasata isterica accecata dalla sete di vendetta contro gli Inglesi. Senza neanche sfiorare la possibilità che la vicenda di Giovanna possa essere stata ispirata da Dio, Milla Jovovic, la protagonista, assume costantemente un registro sopra le righe e la provenienza delle voci ispiratrici, personificate in modo sinistro, appare decisamente infra-umana.

   Insomma, quando l’orizzonte è aperto solo verso la sfera psichica[7], si rischiano grosse confusioni fino al ribaltamento della realtà, negando che possano esistere persone mosse veramente dallo Spirito.

    Voci dallo show business danno a breve il regista Baz Luhrmann ( Romeo + Giulietta di William Shakespeare (1996), Moulin Rouge! (2001), Australia (2008), Il grande Gatsby (2013) ed Elvis (2022)) cimentarsi con Giovanna, che sarà interpretata dalla diciannovenne attrice emergente Isla Johnston. Staremo a vedere.

 

GUÉNON E VÂLSAN

 

   René Guénon fa solo qualche accenno a Giovanna, dimostrando comunque di tenerla in alta considerazione.

  In Considerazioni sull’Iniziazione, nega in una nota che, nel caso di Giovanna, si possa parlare di misticismo: “e il Loisy si stupisce inoltre giustamente, di vedere Giovanna d’Arco classificata fra i mistici.[8]

    In un articolo espressamente dedicato all’iniziazione femminile la porta ad esempio: “…cosa accadeva nel Medioevo? Sicuramente è possibile che le donne venissero ammesse, allora, in alcune organizzazioni che possedevano un’iniziazione derivata dall’esoterismo cristiano, e la cosa è anche abbastanza verosimile. n. 1: Un caso come quello di Giovanna d’Arco sembra essere abbastanza significativo a riguardo, nonostante i molteplici enigmi che lo avvolgono.”[9]

    Nella corrispondenza con Vasile Lovinescu[10] (1905-1984), fa menzione di un centro iniziatico che avrebbe conferito una precisa missione a Giovanna. Se, come specifica in un articolo[11], ogni essere ha una sua missione nel senso che partecipa, in modo cosciente o meno, al piano celeste, gli esseri veramente missionati effettuano una discesa che comporta un sacrificio di cui essi sono le vittime designate. Da ciò derivano le esitazioni e le tentazioni che Profeti e Avatâra devono fronteggiare. Nel caso di Giovanna, ovviamente, la qualifica di Avatâra non è pertinente, ma quella di “inviata” sì, e Guénon fa riferimento ad altri “inviati” di cui sarebbe interessante saperne di più.

    La localisation du Centre qui a “missionné” Jeanne d’Arc est sans doute une question difficile à éclaircir ; il n’est pas invraisemblable, en somme, qu’il ait pu être en Dacie, et même cela me paraîtrait plus plausible que l’idée de certains qui ont voulu le situer dans la région montagneuse du centre de la France ; si cela pouvait être confirmé, le rapprochement avec les autres “envoyés” serait tout à fait frappant ! Mais il faut sans doute être prudents sur ce point, jusqu’à nouvel ordre du moins ; qui sait si vous ne trouverez pas encore autre chose qui permettrait d’être plus affirmatif ? Si vous pouvez arriver à voir ces Hontsan, malgré la difficulté du voyage, il est possible que cela apporte encore des précisions.[12]

   In un’altra lettera si sofferma sull’invocazione al “Re del Cielo”, che ritroviamo nel poemetto di Santa Teresa di Lisieux citato prima:

 

Ier Refrain                                       

Par ta Puissance                              

O Roi du Ciel                                    

Donne à Jeanne de France                 

L'Auréole et l'Autel!                                                                

 

   À propos de ces choses qui se sont maintenues jusqu’à la fin du moyen âge, avez-vous trouvé quelque part une expression ayant exactement le sens de “Roi du Ciel” ? Celle-ci joue un rôle important dans l’histoire de Jeanne d’Arc, et certains la considèrent comme le titre du chef d’un certain centre spirituel qui, à cette époque, aurait existé encore quelque part en Europe, sans qu’on paraisse d’ailleurs pouvoir le localiser d’une façon précise. Je me demande s’il n’y a pas un rapprochement à faire avec les noms tels que Caliman, Karaiman, etc., dont le sens est en tout cas voisin de celui-là.[13]

 

   In un'altra missiva collega la fonte spirituale di Giovanna con l’attività della Lega Cattolica, o Lega Santa. Si trattò di un’alleanza cattolica occasionata dalla Pace di Beaulieu (1576) con l’intento di combattere le forze protestanti. Fu sostenuta da Papa Sisto V, Caterina de' Medici e Filippo II di Spagna e ai suoi vertici stavano i membri della casata dei Guisa, Enrico (1550-1588), il Cardinale Luigi (1555-1588) e Carlo (1554-1611)

   La Ligue paraît bien avoir été la dernière manifestation extérieure de ce qui, antérieurement, s’était manifesté aussi dans la “mission” de Jeanne d’Arc ; je ne pense pas qu’on puisse parler proprement de R+C en ce cas ; mais le rôle des Guise n’en serait pas moins certainement intéressant à étudier, bien que cela encore ne paraisse pas facile à éclaircir complètement.[14] 

    Michel Vâlsan dedicò un lungo articolo a Giovanna, apparso sul numero 412-413 di Études Traditionelles (marzo-aprile e maggio-giugno 1969) successivamente tradotto in italiano come indicato in bibliografia.

   L’autore intese approfondire dal punto di vista esoterico la vicenda di Giovanna, fornendo molti spunti, alcuni dei quali sorprendenti.

   …è chiaro, da una prospettiva tradizionale della storia, che la Pulzella fu il supporto di un intervento celeste nell’ordine sacro dei poteri temporali dell’Occidente, o più esattamente della funzione regale.” (p. 12)

   Giovanna parla più volte del «Santo Regno di Francia» (p. 13)

   Enigmatica resta la questione del segno ricevuto da Carlo su cui Giovanna mantiene il più stretto riserbo così come sulla corona trasportata da un angelo che fu conferita nella versione esoterica dell’incoronazione, visibile da pochi.

    La richiesta formulata al Re da Giovanna è per altro esplicita: “«che facesse dono del suo Regno al Re del Cielo, e dopo questa donazione il Re del Cielo si sarebbe comportato con lui come con i suoi predecessori e lo avrebbe restaurato com’era anteriormente».” (p. 17)

   In questa rigenerazione entrava anche l’interesse di Giovanna a salvaguardare il sangue reale nobiliare per contrapporsi agli esiti particolarmente cruenti di diverse battaglie della Guerra dei Cent’anni, come Azincourt (1415).

   Lo stesso Carlo VII doveva possedere particolari qualificazioni sia per essere stato prescelto per questo disegno di rinascita della regalità sia per essere al centro di fenomeni particolari come il segno ricevuto in circostanze misteriose.

  La considerazione della Pulzella nei confronti del Re è evidente in queste parole: «So bene che Dio ama più il mio re ed il Duca di Orléans [di quanto non ami] me, per il bene del loro corpo! Lo so perché mi è stato rivelato». (p. 23)

   Gli sviluppi successivi alla cattura di Giovanna costituiscono, per l’autore, la sua seconda missione, volta ad incidere stavolta sulla corona inglese. Santa Caterina le rivelò: «Senza dubbio bisognerà che voi prendiate tutto con pazienza; non sarete liberata fino a che non avrete visto il Re degli Inglesi». (p. 27)

   Come sappiamo non riuscì nel suo intento, anche se la liberazione di Carlo di Valois nel 1440, e l’allontanamento degli Inglesi, completato nel 1453 a parte il presidio di Calais, furono ottenuti dopo la sua morte.

   Le sue imprese e l’infame processo che subì appaiono preordinati in un disegno celeste come traspare dalle sue stesse parole: «Sono venuta a cospetto del Re di Francia per conto di Dio, della Vergine Maria, tutti i santi e le sante benedetti del Paradiso, della vittoriosa Chiesa Celeste e su loro ordine». (p. 35)

   Diversi aspetti rafforzano l’idea che Giovanna seguisse una missione di cui era pienamente consapevole anche grazie al suo continuo contatto con le “Voci”. Ella dichiarò molto significativamente agli inquisitori che le chiedevano come facesse a esser sicura che il suo interlocutore fosse San Michele Arcangelo: «Per il suo modo di parlare e per la lingua degli angeli! Credo fermamente che fossero angeli!».[15] (p. 40)

  Le forze che si sono contrapposte a Giovanna non possono che emanare dalla contro-iniziazione. L’autore segnala due personaggi particolarmente attivi, il Vescovo di Beauvais Pierre Cauchon, che presiedeva, arcigno e implacabile, il processo, ed Enrico di Beaufort, cardinale di Winchester, Cancelliere del Regno. (p. 45 n. 28)

   Il testo contiene altre riflessioni che valgono la pena di essere lette e approfondite per vedere sotto un’altra luce la Pulzella d’Orléans.

 UNA SEGNALAZIONE FINALE

  L’estate scorsa, il 9 agosto, è stato rappresentato il processo a Giovanna d’Arco nella suggestiva sede della Chiesa di San Nicolò a Bajardo. L’iniziativa, nell’ambito delle Bajardo Lectures, ha portato in scena il serrato duello tra l’inquisitore Pierre Cauchon e Giovanna. Si può vedere a quest’indirizzo:

 https://www.youtube.com/watch?v=jM-y5ZFMqys

 

BIBLIOGRAFIA

·            F. Cardini, M. Montesano, Storia medievale, Le Monnier, Firenze 2019

F. Cardini, Giovanna d’Arco. La vergine guerriera, Mondadori, Milano 2013

P. Contamine, La Guerra dei Cent'anni, il Mulino, Bologna 2013

Jacopo da Varagine, Leggenda Aurea, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1990

A. Cattabiani, Simboli, Miti e Misteri di Roma, Newton Compton, Roma 2016

N. Salvaneschi, Giovanna d’Arco, Edizioni Corbaccio, Milano 1930

C. Beaune, Jeanne d’Arc, Editions Perrin 2009

R. Pernoud, La spiritualità di Giovanna d’Arco, Jaca Book, Milano 1999

C. Peguy, I misteri di Giovanna d’Arco, Parole d’Argento Edizioni 2000

T. Cremisi (cur.), Il processo di condanna di Giovanna d’Arco, SE, Milano 2000

Voltaire, La pucelle, Paris 1858

J. Anouilh, L’alouette, La table ronde 1995

M. Vâlsan, Giovanna d’Arco, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 1986

C.I. : Considerazioni sull’Iniziazione, Luni, Milano 1996

I.R.S. : Iniziazione e Realizzazione Spirituale, Studi Tradizionali, Torino 1967

S.M.C.2 : Studi sulla Massoneria e il Compagnonaggio vol.2, Arktos – Oggero Editore, Carmagnola  1991             

 

SITOGRAFIA

    https://www.youtube.com/watch?v=eSs2V3iqlK0   L’allodola (1973)

https://www.repubblica.it/online/cinema_recensioni/giovannadarco/giovannadarco/giovannadarco.html             Recensione del film di Luc Besson

https://www.youtube.com/watch?v=p-60P_QVqMQ Video-recensione del film di Luc Besson (fr.)

https://www.youtube.com/watch?v=tCN0fpk_zFA   Sul Vescovo Cauchon (fr.)

 

 



[1] Alla morte nel 1328 di Carlo IV, ultimo dei tre figli di Filippo IV che si erano succeduti sul trono, non vi erano eredi diretti maschi per cui si attinse al ramo cadetto dei Valois.

[2] Giovanna fu ferita, anche se non gravemente.

[3] L’assedio di Orléans, Jargeau, Meung-sur-Loire, Beaugency e Patay compongono la “Campagna della Loira”.

[4] Sempre secondo la tradizione islamica, l’essere che è passato dall’altra parte del barzakh è in qualche modo l’opposto degli esseri ordinari (e questa è ancora una stretta applicazione del senso inverso dell’analogia tra l’«Uomo Universale» e l’uomo individuale): «se cammina sulla sabbia, non lascia tracce; se cammina sulla roccia, i suoi piedi vi lasciano l’impronta. n.1: Ciò ha un evidente rapporto con il simbolismo delle «impronte di piedi» sulle rocce, che risale alle epoche «preistoriche» e che si ritrova in quasi tutte le tradizioni; senza abbordare considerazioni troppo complesse su questo soggetto, possiamo dire che, in generale, queste impronte rappresentano la «traccia» degli stati superiori nel nostro mondo. (I.R.S. c. 30 p. 254)

[5] J. De Maistre, Le serate di San Pietroburgo, Rusconi, Milano 1986, p. 199.

[7] v. La confusione tra psichico e spirituale cap. 35 de Il Regno della Quantità….

[8] C.I. c. 1 p. 17 n. 1.

[9] S.M.C.2 c. 3 p. 18

[10] Insigne studioso della Tradizione, intrattenne una corrispondenza con Guénon dal 1934 al 1940. Approfondì in particolare il ruolo della Romania come sede di centri iniziatici ricollegati alla tradizione iperborea. Aderì all’Islam e al Sufismo, in sintonia con Michel Vâlsan

[11] Realizzazione ascendente e realizzazione discendente, cap. XXXII di Iniziazione e realizzazione spirituale.

[15] Cfr. La lingua degli uccelli, cap. 7 de Simboli della Scienza Sacra.

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