René Guénon e la Tradizione

 


 

   Il seguente testo è la trascrizione riveduta della conferenza tenuta a Sanremo  presso il Palazzo Roverizio il 13 febbraio 2026, organizzata dal Centro Sociologico Italiano e in particolare dal Dott. Paolo Ferrari, cui va il mio personale ringraziamento.

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   La questione che affronteremo è il rapporto tra Guénon e la Tradizione, che è indubbiamente qualcosa di molto vasto. Iniziamo con qualche dato biografico essenziale per proseguire con un’analisi della sua opera con particolare riguardo agli aspetti relativi alla critica dell’Occidente e del mondo moderno, esaminando le carenze rilevate all’epoca – nella prima metà del XX secolo – e la situazione attuale. R.G. nacque a Blois il 15 novembre del 1886 e morì al Cairo il 7 gennaio 1951, dove si era trasferito da un ventennio.

   Nella sua gioventù, in un lasso di tempo che può essere circoscritto tra il 1906 e il 1912, trovandosi a Parigi per motivi di studio, aderì a diverse organizzazioni unite da un desiderio di conoscenza, in un ambiente ricco di fervore inquadrabile in una reazione verso il materialismo imperante e il positivismo. Se da una parte l’Europa si dava un’aura di razionalismo estremo e vedeva nella fede nel progresso una causa in grado di mobilitare i popoli verso la felicità collettiva, nel contempo certe tendenze verso un orizzonte che non fosse così rigidamente razionale cominciavano a manifestarsi. Guénon così entrò nel Martinismo, creato nel 1888 da Papus (1865-1916) e nella Chiesa Gnostica di Francia, fondata nel 1890 da Jules Doinel (1842-1902); fu iniziato inoltre alla Massoneria, nella Loggia Thébah del Rito Scozzese Antico ed Accettato (Grande Loge de France).

   Fondò poi l’Ordine del Tempio rinnovato, disciolto nel 1911, con l’intento di riallacciare la filiera iniziatica dei Templari. Al termine di questo periodo di “sperimentazioni” fu piuttosto severo con gli ambienti occultisti di cui non mancò di sottolineare la mancanza di ricollegamenti validi e la confusione dottrinale.

   Non frequentò successivamente la Massoneria ma se ne occupò molto nella sua produzione di articoli, recensioni e libri, nonché nella sua corrispondenza privata. In “Considerazioni sulla via iniziatica”, in una nota dichiarò che le ultime vie iniziatiche occidentali valide, sia pure dopo aver subito un processo di parziale degenerazione, erano La Massoneria e il Compagnonaggio. Intorno agli anni 46-47 si occupò, anche se a distanza, della fondazione di una Loggia di ispirazione tradizionale denominata “La Grande Triade”, come uno dei suoi ultimi libri edito in quel periodo. L’impresa ebbe una durata relativamente breve ma si può dire che i semi diffusi non siano andati del tutto dispersi.  

I suoi contatti con forme tradizionali importanti risalgono a quegli anni.

   Taoismo: nel già citato testo “La Grande Triade” dimostrò di avere una conoscenza profonda dell’esoterismo estremo-orientale. Il tramite fu un colonnello dell’esercito francese, Albert de Pouvourville (1861-1939), che assunse il nome di Matgioi, con cui firmò varie opere tuttora interessanti tra cui “La Via razionale” e “La Via metafisica”, prime esposizioni per gli occidentali di parti della dottrina taoista.

   Islam: indubbiamente la tradizionale che più lo influenzò, stante il suo ricollegamento con il Sufismo nel 1911 e il suo trasferimento al Cairo nel 1930 data dalla quale si integrò perfettamente nell’ambiente musulmano.


   Con il passaggio all’Islam assunse il nome di Shaykh 'Abd al-Wahid Yahya che significa Giovanni Servitore dell’Unico. Non si trattò di una conversione nel senso comune del termine ma di una scelta consapevole legata a motivazioni di ordine spirituale e non emotivo. Chiarì il suo pensiero al riguardo nel capitolo 12 - A proposito di conversioni - di “Iniziazione e realizzazione spirituale”. Da menzionare, per l’importanza che ebbero per stabilire i primi contatti con l’esoterismo islamico due personaggi: il pittore svedese Ivan Aguéli (1869-1917) o Abdul-Hādī e Léon Champrenaud (1870-1925) o Abdul Haqq. Quest’ultimo fece parte anche della Chiesa Gnostica, come Matgioi.  

  Occorre per altro sottolineare l’eccezionalità di René Guénon che ebbe ricollegamenti in contemporanea con Islam, Taoismo e Induismo. Molto pochi potrebbero gestire una situazione del genere.

   Induismo: è difficile in questo  caso individuare gli intermediari in carne e ossa che intervennero, perché le indagini finora portate avanti non hanno dato esito, e forse sarebbe bene interromperle, come probabilmente è già stato fatto. Assume un’importanza particolare perché nelle sue esposizioni dottrinali Guénon si basò sulla dottrina indù, approfondendo il Vedanta secondo l’interpretazione di Shankara, risalente al VI-VIII secolo.

   Collaborò con diverse riviste: fondò nel 1909 “La Gnose” firmando poi i suoi articoli con il nome “Palingenius”, equivalente greco del nome di nascita René (Renato o rinato in italiano). Vi compaiono i primi abbozzi de L’Uomo e il suo divenire e del Simbolismo della Croce. La rivista chiuse i battenti nel 1912.

   Pubblica dal 1910 su “La France antimaçonnique” articoli e lettere come Palingenius, dal 1913 al 1914 con lo pseudonimo Sphynx. Fa comparire due brevi pezzi che anticipano i contenuti de “L’esoterismo di Dante”, che uscirà nel 1925. Nonostante il titolo della rivista i suoi pezzi saranno o di carattere storico o dottrinale ma mai avversi alla Massoneria in sé quanto piuttosto critici verso le sue deviazioni.

   Le Voile d’Isis, fondata nel 1890 da Gérard Encausse (Papus) vide suoi contributi a firma René Guénon dal 1925 al 1935. Cambierà il nome in Études Traditionnelles, a cui collaborò intensamente fino al 1950.

   È opportuno ricordare l’incontro con Ananda Kentish Coomaraswamy (1877-1947) che, anche se non avvenne mai fisicamente ma solo attraverso scambi epistolari, fu felice e fruttuoso per entrambi. Da una parte Coomaraswamy si concentrò maggiormente sulle tematiche tradizionali diminuendo il suo impegno in campo sociale e politico, e Guénon ricevette preziosi ragguagli sul Buddismo e sull’Arte Orientale avendo poi modo di confrontarsi su molti temi di carattere simbolico.


   “La mia primaria funzione non è scrivere libri leggibili o articoli: questo è proprio il punto dove la mia funzione differisce da quella di Guénon. Tutta la mia volontà di scrivere è indirizzata ai docenti e agli specialisti, quelli che hanno indebolito il nostro senso dei valori nei tempi recenti, la cui vantata erudizione si rivela realmente tanto superficiale.” Così scriveva in una lettera Coomaraswamy.

Ci sono tre libri considerati propedeutici:

   Introduzione generale allo studio delle dottrine indù (1921) Vi si ritrova una critica dell’orientalismo ufficiale e un’esposizione dell’impostazione intellettuale della dottrina indù. Particolarmente stigmatizza e l’approccio asettico, si direbbe con la più totale mancanza di empatia, e il senso di superiorità degli studiosi accademici. Questi ultimi erano e sono usi spiegare ai rappresentanti delle tradizioni che studiano il vero significato di testi tramandati e commentati da secoli se non millenni. La colonizzazione non è avvenuta solo dal punto di vista materiale armi in pugno ma anche sul versante intellettuale o pseudo-tale, almeno negli intendimenti di alcune anime belle.

   Oriente e Occidente (1924) All’epoca il conflitto Oriente-Occidente era ancora più sentito rispetto a oggi e ci si chiedeva il perché delle differenze tra i due mondi e delle incomprensioni che li dividono. Non solo gli orientali diffidano a giusta ragione della forza bruta degli occidentali ma anche da parte di questi ultimi si manifestano timori, come quando si parlava del “pericolo giallo”. La tesi di Guénon è che l’Occidente ad aver scavato un solco che non esisteva qualche secolo fa quando i due blocchi, pur nelle loro peculiarità, erano accomunati da uno spirito tradizionale. È l’Occidente che è mutato, divenendo alternativo e nemico. Ci si può fermare a questo punto e chiedere se dopo un secolo sia cambiato qualcosa. Nell’impossibilità di fare un’analisi esaustiva si può dire che adesso il confine tra Oriente e Occidente è più difficile da individuare. La mentalità occidentale non è più confinata in Europa o negli Stati Uniti ma è ormai dilagante e quindi la situazione si è evoluta in un certo modo che Guénon aveva anche previsto.

   La crisi del Mondo moderno (1927) è un libro di più agevole lettura che affronta i deficit, le presunzioni e le deviazioni della civiltà moderna.

   Un altro gruppo di testi si possono considerare più specificamente dottrinari, anche se l’opera omnia di Guénon, che è paragonabile a un insieme architettonico e armonioso, è permeata dalla Dottrina.






L’Uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta
(1925) che risponde alle classiche questioni “Chi siamo?” “Da dove veniamo?” e “Dove andiamo?”. Solitamente si tratta di domande retoriche lasciate nella massima indeterminazione. Si tratta di un compendio sul destino dell’uomo, basato sul Vedânta, ovvero la fine dei Veda, inteso sia come conclusione che come scopo, descritte in un modo accessibile a chi, pur non essendo orientale di nascita provi affinità per la metafisica. Se La crisi del Mondo moderno può raggiungere un pubblico più vasto i tre testi che ora cito – considerando anche Il simbolismo della croce (1931) e Gli stati molteplici dell’Essere (1932) - vanno affrontati con un piglio ancor più concentrato.

   Gli stati molteplici risponde alla domanda “Siamo soli nell’Universo?” con un deciso no, che però nulla ha a che fare con presunti extraterrestri umanoidi. Questi esseri altri sono soggetti a condizioni così diverse dalle nostre che è impossibile entrare in contatto con loro. Inoltre è doverosa una distinzione: gli esseri che occupano un altro stato di esistenza non hanno alcun tratto in comune con noi, mentre vi possono essere delle entità che, pur condividendo il nostro stato sono dotati di organi di senso “sintonizzati” su frequenze diverse dalle nostre risultando perciò parimenti invisibili. Si pensi ai fischietti a ultrasuoni che emettono vibrazioni percepite dai cani ma non da noi.

   Ritornando al discorso delle tradizioni, in precedenza si è parlato di Taoismo, Islam e Induismo, senza citare il Cristianesimo, che in realtà non fu affatto trascurato da Guénon, prova ne siano due raccolte: Considerazioni sull’Esoterismo Cristiano (1954) ed Ècrits sur Regnabit (1999) che riunisce 19 articoli pubblicati su Regnabit (Rivista universale del Sacro Cuore) dal ’25 al ’27. Questa collaborazione si interruppe con qualche strascico ma ciò non toglie che l’interesse di Guénon per il Cristianesimo fosse ben vivo, essendovi poi numerosi riferimenti alle Sacre Scritture nelle sue opere.

CRITICA DEL MONDO MODERNO

   La prima accusa che Guénon rivolge all’Occidente, e che potrebbe addirittura restare l’unica, consiste nell’aver abbandonato la vera intellettualità. Si tratta della perdita del ben dell’intelletto, e noi sappiamo che ciò comporta l’andare all’inferno. Guénon però non ha mai affrontato le questioni col piglio del Savonarola, da un punto di vista exoterico o morale, ma ha dovuto constatare come dato di fatto la mutilazione dovuta al rifiuto dell’intellettualità.

   L’intelletto o intelligenza è quella facoltà sovra-individuale a noi comunque vicina che ci consente di ricollegarci con il Centro, paragonabile alla nostra radice o al filo che sostiene una marionetta che, se reciso, comporta la nostra caduta essendo la fonte della nostra vita. Non esistono esseri umani privi di questa “funzionalità” ovvero non possiamo perderla ma possiamo ignorarla a tal punto di negarla come possibilità sfociando nell’agnosticismo. Da ciò deriva la mancanza di principi che si può anche declinare al singolare: “la mancanza del Principio”.

   Noi consideriamo in primis il contingente a scapito del Principio restringendo di conseguenza lo spazio della ritualità, ovvero di azioni conformi a un ordine che non si sa più chi o cosa lo debba dettare. Si perde il senso della Tradizione che è una trasmissione nel tempo e nello spazio di contenuti spirituali che danno un senso generale all’esistenza umana. Di fronte al tramonto della Tradizione si cercano significati alternativi che saranno comunque effimeri e transitori. Da ciò possono derivare vantaggi quale un relativo benessere materiale in una navigazione a vista tra gli alti e bassi della vita ordinaria. Questo rifiuto dell’intellettualità viene poi vissuto come un’emancipazione e come segno di superiorità rispetto ad altre civiltà non ancora evolute ed emendate da tradizioni, miti, religioni e folklore. Fu così, ma questo modo di pensare è ancora ben vivo, che gli “adulti” europei con il colonialismo non solo predarono mezzo mondo ma si attribuirono una funzione pedagogica.

   Si tagliano le radici con il Cielo? Di conseguenza l’orizzonte si restringe e l’attenzione si rivolge verso la sfera economica che ha assunto un’importanza spropositata rispetto alle naturali esigenze, monopolizzando i moventi dell’umanità.

   La negazione della spiritualità sfocia poi nel gradino inferiore, la sfera psichica, e una facoltà peraltro importante come la razionalità assume il sopravvento esercitando un dominio destinato però a tramontare.

   I bisogni dell’uomo non sono circoscritti alla sfera pratica perché altrimenti non potremmo spiegarci fenomeni come la rivolta hippy degli anni sessanta nei confronti di una società apparentemente ideale definita come l’attuazione del “sogno americano”. Come avvenne che torme di giovani anziché votarsi alla carriera vollero emarginarsi e spesso cadere vittime dei cosiddetti “paradisi artificiali”?

   Evidentemente la civiltà borghese, nel suo senso più limitante, non è soddisfacente per le richieste più profonde dell’uomo, per chi attui un minimo di riflessione su se stesso e sul mondo.

   L’individualismo è un’altra conseguenza logica della chiusura verso l’alto, che erige l’ego a unico sovrano. Il pensare a se stessi è del resto una delle direttive del liberismo contemporaneo; fatto sta che le periodiche crisi del sistema, quasi mai predette in anticipo ma spesso dottamente spiegate ex post, lasciano il dubbio che, mentre quasi tutti cercano di farsi gli affari propri, alcuni si occupino anche degli affari altrui, e non sempre disinteressatamente.

   Il materialismo pratico consiste nel comportamento quotidiano di chi, pur concependo mentalmente un orizzonte meno ristretto rispetto alla massa si comporta in effetti come se il mondo si risolvesse esclusivamente nella sfera corporea.

   L’uomo deve comunque avere un indirizzo e, come si è visto recentemente, lo scientismo, e non la scienza, assolve questo compito. Se chi pratica veramente un’attività scientifica è conscio ogni risultato dev’essere attentamente vagliato e ciò che è valido oggi potrà essere smentito domani, lo scientista vive di dogmi indiscutibili che sostituiscono, rafforzati, quelli religiosi. “Lo dice la scienza” è il nuovo “ipse dixit”.

   Evoluzionismo. Guénon non scrisse mai un articolo dedicato espressamente all’evoluzionismo però in tante occasioni, specie nelle recensioni, ebbe modo di criticare il partito preso per cui il presente è comunque migliore del passato e il futuro migliore del presente. In altri termini la freccia del tempo dovrebbe procedere sempre simbolicamente verso l’alto. L’evoluzionismo, non solo in ambito scientifico, ci ha forgiato una mentalità tesa verso il progresso senza esitazioni di sorta, per nulla toccata da fatti che potrebbero smentire questa convinzione. La fede nel progresso è gratificante e comprensibile ma la tendenza degli avvenimenti la contraddice come viene spiegato dalla Tradizione.

   La manifestazione, ovvero l’insieme dei mutamenti che avvengono, segue un indirizzo che va dal polo essenziale a quello sostanziale. Il polo essenziale può essere raffigurato simbolicamente dal Giardino dell’Eden quale esempio di perfetta armonia e di comunicazione diretta con il Divino. Tale contatto viene interrotto perché entra in gioco il senso dell’individualità suggerito dal serpente all’anima, cioè Eva, la parte ricettiva che coinvolge Adamo provocando così la cacciata e le sofferenze conseguenti. Si è passati da una situazione di minore differenziazione a una di maggiore non per una colpa specifica ma per rispettare una tendenza insita nella natura delle cose, con uno sviluppo neutro degli eventi.

   Al giorno d’oggi il principio di divisione ha la sua massima espansione come vediamo anche nei conflitti che continuamente si accendono. Non si procede dalla divisione all’unità ma dall’unità alla divisione. A un certo punto, non essendo possibile una dispersione continua, dopo un trionfo apparente delle forze divisive si dovrà ritornare all’origine per l’inizio di un nuovo ciclo. La ciclicità è stata, da un certo punto in poi ignorata in Occidente e sostituita da una freccia puntata verso il progresso.

  Il tempo non corrisponde a una coordinata lineare in un piano cartesiano ma ha andamento ciclico e non omogeneo, come dimostra la sua accelerazione con il procedere dell’età. Anche i tempi attuali sembrano andare molto velocemente, come da percezione comune e secondo le indicazioni di Guénon espresse quasi un secolo fa. La “caduta” comporta un’accelerazione che, pur stabilizzandosi nel mondo fisico, si può considerare metaforicamente in continuo aumento provocando crescente  confusione.

   Dal meno non può scaturire il più. Una verità che parrebbe superfluo ribadire è invece puntualmente smentita dai fautori dell’evoluzione. Infatti se pensiamo che un essere possa acquisire delle nuove caratteristiche diventando altro da sé stiamo immaginando che dal meno possa scaturire un più assente in precedenza. In alternativa, e più logicamente, se assistiamo all’espressione di caratteri apparentemente nuovi essi dovevano in nuce essere preesistenti. Un seme, germinando, potrà darci questa o quella pianta solo in base alle potenzialità che conserva al suo interno. Un cactus non può essere un mandorlo non per sue carenze, essendo perfetto come cactus, ma per mancanza delle potenzialità che appartengono al mandorlo. La selezione naturale è una realtà che non ha però facoltà creatrici, lavorando su ciò che ha a disposizione.

   Considerazioni positive. Il prendere coscienza della situazione personale – il “conosci te stesso” – e della situazione globale rappresenta in ogni caso un’acquisizione pressoché indelebile e un risultato estremamente positivo in grado di dare frutti.

   Confusione tra psichico e spirituale. Come detto, precludendo la via verso il Cielo si apre la porta della sfera psichica che è ricca di insidie, assomigliando molto di più all’Inferno che al Paradiso. Le possibilità di inganno sono vastissime brulicando di esseri che “scimmiottano” Dio, come si dice faccia Satana. Nel testo Errore dello Spiritismo (1923) Guénon si scaglia contro lo spiritismo che all’epoca era diffusissimo. (Piccola notazione a margine: con la nascita della televisione lo spiritismo è praticamente morto perché ora ci pensano altri a far ballare i tavolini a domicilio, per non parlare degli smartphone e di altri apparecchi.)

  In una situazione di chiusura nei confronti della spiritualità simile al guscio di una conchiglia si ascoltano colossali fesserie espressioni dei meandri del mondo psichico che è quanto di più ingannevole esista. Ma la cosa straordinaria è che se si esaminano queste grandi rivelazioni che venivano fatte durante le sedute spiritiche erano cose che un bambino di cinque anni avrebbe scartato. Inoltre con grandi poeti del passato dimentichi della lingua di nascita si presentavano solo celebrità come monarchi, santi, profeti, mai che capitasse uno spazzacamino o un semplice popolano. Fa riflettere che questo coacervo di stupidaggini avesse ascolto sino a costituire una sorta di religione. Questo è il destino di chi cementa le proprie aperture verso il Cielo volgendosi così verso i bassifondi.

   Questa apertura è magistralmente descritta ne Il Regno della quantità e i segni dei tempi, opera fondamentale per comprendere il passaggio dalla solidificazione alla dissoluzione. Prima il mondo è solidificato, materialista, duro e poi si disgrega a causa delle influenze dissolventi che intervengono, rappresentate dalle orde di Gog e Magog che danno il colpo di grazia al consesso umano.

IN CONCLUSIONE: COSA SI DEVE RISTABILIRE

   La Tradizione – La Metafisica – L’Intelletto – La coscienza dell’illusorietà della manifestazione e dell’andamento ciclico delle vicende umane – Il rispetto per l’Origine, il Principio, ove tutto è presente – Rivalutare il ruolo dell’Uomo, quale Custode del Creato – Non svilire l’Uomo come avviene in molte produzioni artistiche moderne.

   Quando si ha dalla propria parte la potenza della verità, quand’anche non si possieda nient’altro di fronte agli ostacoli più temibili, non si può cedere allo scoraggiamento, perché questa potenza è tale che nulla riuscirà infine a prevalere contro di essa; soli possono dubitarne coloro che non sanno che tutti gli squilibri parziali e transitori devono necessariamente concorrere al grande equilibrio totale dell’Universo. (Oriente e Occidente, conclusioni)

 

DOMANDE

   Moderatore: Guénon, figura eclettica, ha sempre difeso la Massoneria, in cui appare come una guida apprezzata, ma la ha frequentata poco, per lo più in gioventù. Ciò può esser dovuto al suo trasferimento in un ambiente, quello islamico, meno favorevole? In secondo luogo quali erano i suoi rapporti con il Sufismo ovvero con l’esoterismo islamico?

   Relatore: è un dato di fatto che la sua frequentazione di loggia fu ridotta e che, nei paesi islamici, la Mass. non goda di buona reputazione a causa della sua possibile associazione con il colonialismo, venendo considerata una testa di ponte specie per gli anglosassoni. Guénon avrebbe comunque superato questi pregiudizi. Di rilievo, come già accennato in precedenza, il suo tentativo, al termine della seconda guerra mondiale, di costituire in Francia una loggia di ispirazione tradizionale, La Grande Triade, che ebbe comunque un’eco. Esiste un’antologia postuma in due volumi “Studi sulla Massoneria e il Compagnonaggio” che testimoniano del suo interesse per la Libera Muratoria coltivato in tutta la sua vita, nonché gli altri numerosi riferimenti diffusi nella sua opera. Il suo giudizio generale era molto critico nei confronti dei massoni, molto meno nei confronti della Massoneria. Considerava una “deminutio” il passaggio da operativa a speculativa avvenuto nel 1717 – data soggetta a revisione da parte di alcuni studiosi - ma nel contempo lo vedeva come un adattamento necessario alle mutate condizioni sociali. La massoneria operativa sopravvisse con qualche loggia. La Libera Muratoria può vantare una continuità con i Collegia Fabrorum e le corporazioni medievali ed anche ascendenze templari. Questa eredità templare pur  respinta dagli storici per mancanza di documenti a supporto fa parte della funzione provvidenziale della Massoneria in quanto “Arca vivente dei simboli” in base alla felice definizione di Denys Roman (1901-1986).

 


  I Templari, con la loro doppia natura di Monaci-guerrieri, in termini indù Brahmani e Kshatriya, vantavano la qualifica di Guardiani della Terra Santa e mantenevano il contatto con il Centro per L’Occidente. La loro distruzione fu un momento cruciale in negativo per il declino intellettuale dell’Europa. Guénon, elogiando il Medioevo come periodo in cui, almeno negli intenti, la struttura sociale era rispondente a una Tradizione, quella cristiana, lo circoscriveva tra l’800, con Carlo Magno e il 1300, che vede come l’inizio di una grave crisi che perdura fino ai giorni nostri.

   Per quanto riguarda il Sufismo Guénon era molto rispettato nella sua tariqa, la Shadhiliyya e ne praticò i riti fino all’ultimo.

   Robert: Perché aderì all’Islam?

   Relatore: Perché considerava l’Islam una tradizione completa sia exotericamente che esotericamente. Per il Cristianesimo invece la componente esoterica poteva essere ridotta a gruppi particolarmente ristretti rifacentisi all’Ermetismo, che però, a quanto pare, andavano ad esaurirsi. Un rappresentante di spicco ne fu l’eminente studioso di simbolismo Charbonneau-Lassay (1871-1946). Diversamente nel Cristianesimo Ortodosso si conserva un’iniziazione, l’Esicasmo, pur essendo anch’esso sempre meno accessibile. Le motivazioni quindi erano di ordine conoscitivo e non teologico.

   Faris: si può dire qualcosa sull’importanza dei simboli nell’opera guenoniana?

   Relatore: Notevolissima, come testimonia l’ampia raccolta “Simboli della Scienza Sacra edita nel 1962. Il simbolo è ciò che unisce (da syn: insieme) contrapposto a diábolos  (colui che divide), e consente l’espressione di verità sovrarazionali. I simboli possono costituire un terreno di incontro tra tradizioni diverse, come la croce, diffusa ubiquitariamente.


L’autore ringrazia Faris la Cola per la revisione del testo

ADDENDUM

   Riportiamo una recensione di Guénon enfatizzando i punti 4 e 5 della sua risposta all’ennesimo fraintendimento, causato da mala fede o ignoranza poco importa, cui dovette rimediare nella sua lunga e instancabile attività.

 

Comptes Rendus p. 119

1931   
     – Le numéro de novembre-décembre d’Atlantis est consacré en grande partie à la reproduction des discours prononcés au « troisième banquet platonicien ». Par ailleurs, une note qui prétend répondre à notre précédente mise au point nous oblige à quelques nouvelles remarques : 1° l’emploi du « nous » en écrivant est une question, non de « simplicité » ou de son contraire, mais d’usage et de convenances (comme l’habitude de mettre une majuscule à un nom propre) ; ce pluriel se trouve être, en outre, susceptible d’une intéressante signification initiatique ; 2° ce n’est pas parce que M. Le Cour, impressionné plus qu’il ne convient par les rêveries de feu M. de Sarachaga, croit trouver Agni et Aor dans Ag-ar-Tha ou dans tout autre nom, que nous sommes obligés de l’admettre ; 3° nous n’avons jamais éprouvé qu’un fort médiocre intérêt pour le Gnosticisme, d’abord parce qu’il est bien difficile actuellement de savoir au juste ce qu’il fut en réalité, et ensuite parce qu’en tout cas sa forme grecque est pour nous des plus rebutantes ; 4° toutes les formes régulières de la Tradition sont équivalentes, et, par conséquent, les mêmes choses quoique autrement exprimées, se trouvent à la fois dans l’Hindouisme, dans le Taoïsme, dans l’Islamisme ésotérique, etc. ; nous n’avons jamais envisagé les choses d’une autre façon ; 5° du reste, depuis à peu près un quart de siècle que nous nous occupons des questions d’ordre initiatique, nous n’avons jamais varié en quoi que ce soit, et nous souhaiterions à certains de pouvoir en dire autant ;

Sergio Castellino  

Si prega di indicare la fonte in caso di citazioni o di estrapolazioni

 

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