René Guénon e la Tradizione
Il seguente testo è la trascrizione riveduta
della conferenza tenuta a Sanremo presso
il Palazzo Roverizio il 13 febbraio 2026, organizzata dal Centro Sociologico Italiano
e in particolare dal Dott. Paolo Ferrari, cui va il mio personale
ringraziamento.
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La questione che affronteremo è il rapporto
tra Guénon e la Tradizione, che è indubbiamente qualcosa di molto vasto.
Iniziamo con qualche dato biografico essenziale per proseguire con un’analisi
della sua opera con particolare riguardo agli aspetti relativi alla critica
dell’Occidente e del mondo moderno, esaminando le carenze rilevate all’epoca –
nella prima metà del XX secolo – e la situazione attuale. R.G. nacque a Blois
il 15 novembre del 1886 e morì al Cairo il 7 gennaio 1951, dove si era
trasferito da un ventennio.
Nella sua gioventù, in un lasso di tempo che
può essere circoscritto tra il 1906 e il 1912, trovandosi a Parigi per motivi
di studio, aderì a diverse organizzazioni unite da un desiderio di conoscenza,
in un ambiente ricco di fervore inquadrabile in una reazione verso il
materialismo imperante e il positivismo. Se da una parte l’Europa si dava
un’aura di razionalismo estremo e vedeva nella fede nel progresso una causa in
grado di mobilitare i popoli verso la felicità collettiva, nel contempo certe
tendenze verso un orizzonte che non fosse così rigidamente razionale
cominciavano a manifestarsi. Guénon così entrò nel Martinismo, creato nel 1888
da Papus (1865-1916) e nella Chiesa Gnostica di Francia, fondata nel 1890 da Jules
Doinel (1842-1902); fu iniziato inoltre alla Massoneria, nella Loggia Thébah del
Rito Scozzese Antico ed Accettato (Grande Loge de France).
Fondò poi l’Ordine del Tempio rinnovato,
disciolto nel 1911, con l’intento di riallacciare la filiera iniziatica dei
Templari. Al termine di questo periodo di “sperimentazioni” fu piuttosto severo
con gli ambienti occultisti di cui non mancò di sottolineare la mancanza di
ricollegamenti validi e la confusione dottrinale.
Non frequentò successivamente la Massoneria
ma se ne occupò molto nella sua produzione di articoli, recensioni e libri,
nonché nella sua corrispondenza privata. In “Considerazioni sulla via iniziatica”, in una nota dichiarò che le
ultime vie iniziatiche occidentali valide, sia pure dopo aver subito un
processo di parziale degenerazione, erano La Massoneria e il Compagnonaggio. Intorno
agli anni 46-47 si occupò, anche se a distanza, della fondazione di una Loggia
di ispirazione tradizionale denominata “La
Grande Triade”, come uno dei suoi ultimi libri edito in quel periodo.
L’impresa ebbe una durata relativamente breve ma si può dire che i semi diffusi
non siano andati del tutto dispersi.
I
suoi contatti con forme tradizionali importanti risalgono a quegli anni.
Taoismo: nel già citato testo “La Grande Triade” dimostrò di avere una
conoscenza profonda dell’esoterismo estremo-orientale. Il tramite fu un
colonnello dell’esercito francese, Albert de Pouvourville (1861-1939), che
assunse il nome di Matgioi, con cui firmò varie opere tuttora interessanti tra
cui “La Via razionale” e “La Via metafisica”, prime esposizioni
per gli occidentali di parti della dottrina taoista.
Islam: indubbiamente la tradizionale che
più lo influenzò, stante il suo ricollegamento con il Sufismo nel 1911 e il suo
trasferimento al Cairo nel 1930 data dalla quale si integrò perfettamente
nell’ambiente musulmano.
Con il passaggio all’Islam assunse il nome di
Shaykh 'Abd al-Wahid Yahya che significa Giovanni Servitore dell’Unico. Non si
trattò di una conversione nel senso comune del termine ma di una scelta
consapevole legata a motivazioni di ordine spirituale e non emotivo. Chiarì il
suo pensiero al riguardo nel capitolo 12 - A
proposito di conversioni - di “Iniziazione
e realizzazione spirituale”. Da menzionare, per l’importanza che ebbero per
stabilire i primi contatti con l’esoterismo islamico due personaggi: il pittore
svedese Ivan Aguéli (1869-1917) o Abdul-Hādī e Léon Champrenaud (1870-1925) o
Abdul Haqq. Quest’ultimo fece parte anche della Chiesa Gnostica, come Matgioi.
Occorre per altro sottolineare
l’eccezionalità di René Guénon che ebbe ricollegamenti in contemporanea con
Islam, Taoismo e Induismo. Molto pochi potrebbero gestire una situazione del
genere.
Induismo:
è difficile in questo caso individuare
gli intermediari in carne e ossa che intervennero, perché le indagini finora
portate avanti non hanno dato esito, e forse sarebbe bene interromperle, come
probabilmente è già stato fatto. Assume un’importanza particolare perché nelle
sue esposizioni dottrinali Guénon si basò sulla dottrina indù, approfondendo il
Vedanta secondo l’interpretazione di Shankara, risalente al VI-VIII secolo.
Collaborò con diverse riviste: fondò nel
1909 “La Gnose” firmando poi i suoi
articoli con il nome “Palingenius”,
equivalente greco del nome di nascita René (Renato o rinato in italiano). Vi
compaiono i primi abbozzi de L’Uomo e il suo divenire e del Simbolismo della
Croce. La rivista chiuse i battenti nel 1912.
Pubblica dal 1910 su “La France antimaçonnique” articoli e lettere come Palingenius, dal
1913 al 1914 con lo pseudonimo Sphynx.
Fa comparire due brevi pezzi che anticipano i contenuti de “L’esoterismo di Dante”, che uscirà nel
1925. Nonostante il titolo della rivista i suoi pezzi saranno o di carattere
storico o dottrinale ma mai avversi alla Massoneria in sé quanto piuttosto critici
verso le sue deviazioni.
Le
Voile d’Isis, fondata nel 1890 da Gérard Encausse (Papus) vide suoi contributi a firma René Guénon dal 1925 al 1935. Cambierà
il nome in Études Traditionnelles, a
cui collaborò intensamente fino al 1950.
“La mia primaria funzione non è scrivere libri leggibili o articoli: questo è proprio il punto dove la mia funzione differisce da quella di Guénon. Tutta la mia volontà di scrivere è indirizzata ai docenti e agli specialisti, quelli che hanno indebolito il nostro senso dei valori nei tempi recenti, la cui vantata erudizione si rivela realmente tanto superficiale.” Così scriveva in una lettera Coomaraswamy.
Ci
sono tre libri considerati propedeutici:
Introduzione generale allo studio delle
dottrine indù (1921) Vi si ritrova una critica dell’orientalismo ufficiale e un’esposizione dell’impostazione
intellettuale della dottrina indù. Particolarmente stigmatizza e
l’approccio asettico, si direbbe con la più totale mancanza di empatia, e il
senso di superiorità degli studiosi accademici. Questi ultimi erano e sono usi
spiegare ai rappresentanti delle tradizioni che studiano il vero significato di
testi tramandati e commentati da secoli se non millenni. La colonizzazione non
è avvenuta solo dal punto di vista materiale armi in pugno ma anche sul
versante intellettuale o pseudo-tale, almeno negli intendimenti di alcune anime
belle.
Oriente
e Occidente (1924) All’epoca il conflitto Oriente-Occidente era ancora
più sentito rispetto a oggi e ci si chiedeva il perché delle differenze tra i due mondi e delle incomprensioni che
li dividono. Non solo gli orientali diffidano a giusta ragione della forza
bruta degli occidentali ma anche da parte di questi ultimi si manifestano
timori, come quando si parlava del “pericolo giallo”. La tesi di Guénon
è che l’Occidente ad aver scavato un solco che non esisteva qualche secolo fa
quando i due blocchi, pur nelle loro peculiarità, erano accomunati da uno
spirito tradizionale. È l’Occidente che è mutato, divenendo alternativo e
nemico. Ci si può fermare a questo punto e chiedere se dopo un secolo sia
cambiato qualcosa. Nell’impossibilità di fare un’analisi esaustiva si può dire
che adesso il confine tra Oriente e Occidente è più difficile da individuare.
La mentalità occidentale non è più confinata in Europa o negli Stati Uniti ma è
ormai dilagante e quindi la situazione si è evoluta in un certo modo che Guénon
aveva anche previsto.
La
crisi del Mondo moderno (1927) è un libro di più agevole lettura che
affronta i deficit, le presunzioni e le deviazioni della civiltà moderna.
Un altro gruppo di testi si possono
considerare più specificamente dottrinari, anche se l’opera omnia di Guénon,
che è paragonabile a un insieme architettonico e armonioso, è permeata dalla Dottrina.
Gli stati molteplici risponde alla
domanda “Siamo soli nell’Universo?” con un deciso no, che però nulla ha a che
fare con presunti extraterrestri umanoidi. Questi esseri altri sono soggetti a
condizioni così diverse dalle nostre che è impossibile entrare in
contatto con loro. Inoltre è doverosa una distinzione: gli esseri che occupano
un altro stato di esistenza non hanno alcun tratto in comune con noi, mentre
vi possono essere delle entità che, pur condividendo il nostro stato sono
dotati di organi di senso “sintonizzati” su frequenze diverse dalle nostre
risultando perciò parimenti invisibili. Si pensi ai fischietti a ultrasuoni che
emettono vibrazioni percepite dai cani ma non da noi.
Ritornando
al discorso delle tradizioni, in precedenza si è parlato di Taoismo, Islam e
Induismo, senza citare il Cristianesimo, che in realtà non fu affatto
trascurato da Guénon, prova ne siano due raccolte: Considerazioni
sull’Esoterismo Cristiano (1954) ed Ècrits sur Regnabit (1999) che
riunisce 19 articoli pubblicati su Regnabit (Rivista universale del
Sacro Cuore) dal ’25 al ’27. Questa collaborazione si interruppe con
qualche strascico ma ciò non toglie che l’interesse di Guénon per il
Cristianesimo fosse ben vivo, essendovi poi numerosi riferimenti alle Sacre Scritture
nelle sue opere.
CRITICA DEL MONDO MODERNO
La prima
accusa che Guénon rivolge all’Occidente, e che potrebbe addirittura restare
l’unica, consiste nell’aver abbandonato la vera intellettualità. Si
tratta della perdita del ben dell’intelletto, e noi sappiamo che ciò comporta
l’andare all’inferno. Guénon però non ha mai affrontato le questioni col piglio
del Savonarola, da un punto di vista exoterico o morale, ma ha dovuto constatare
come dato di fatto la mutilazione dovuta al rifiuto dell’intellettualità.
L’intelletto o intelligenza è quella facoltà sovra-individuale a noi
comunque vicina che ci consente di ricollegarci con il Centro, paragonabile
alla nostra radice o al filo che sostiene una marionetta che, se reciso,
comporta la nostra caduta essendo la fonte della nostra vita. Non esistono
esseri umani privi di questa “funzionalità” ovvero non possiamo perderla ma
possiamo ignorarla a tal punto di negarla come possibilità sfociando nell’agnosticismo.
Da ciò deriva la mancanza di principi che si può anche declinare al singolare:
“la mancanza del Principio”.
Noi
consideriamo in primis il contingente a scapito del Principio restringendo di
conseguenza lo spazio della ritualità, ovvero di azioni conformi a un ordine
che non si sa più chi o cosa lo debba dettare. Si perde il senso della
Tradizione che è una trasmissione nel tempo e nello spazio di contenuti
spirituali che danno un senso generale all’esistenza umana. Di fronte al tramonto
della Tradizione si cercano significati alternativi che saranno comunque
effimeri e transitori. Da ciò possono derivare vantaggi quale un relativo
benessere materiale in una navigazione a vista tra gli alti e bassi della vita
ordinaria. Questo rifiuto dell’intellettualità viene poi vissuto come
un’emancipazione e come segno di superiorità rispetto ad altre civiltà non ancora
evolute ed emendate da tradizioni, miti, religioni e folklore. Fu così, ma
questo modo di pensare è ancora ben vivo, che gli “adulti” europei con il
colonialismo non solo predarono mezzo mondo ma si attribuirono una funzione
pedagogica.
Si
tagliano le radici con il Cielo? Di conseguenza l’orizzonte si restringe e
l’attenzione si rivolge verso la sfera economica che ha assunto un’importanza
spropositata rispetto alle naturali esigenze, monopolizzando i moventi
dell’umanità.
La
negazione della spiritualità sfocia poi nel gradino inferiore, la sfera
psichica, e una facoltà peraltro importante come la razionalità assume il
sopravvento esercitando un dominio destinato però a tramontare.
I bisogni
dell’uomo non sono circoscritti alla sfera pratica perché altrimenti non
potremmo spiegarci fenomeni come la rivolta hippy degli anni sessanta nei
confronti di una società apparentemente ideale definita come l’attuazione del “sogno
americano”. Come avvenne che torme di giovani anziché votarsi alla carriera
vollero emarginarsi e spesso cadere vittime dei cosiddetti “paradisi
artificiali”?
Evidentemente la civiltà borghese, nel suo senso più limitante, non è
soddisfacente per le richieste più profonde dell’uomo, per chi attui un minimo
di riflessione su se stesso e sul mondo.
L’individualismo è un’altra conseguenza
logica della chiusura verso l’alto, che erige l’ego a unico sovrano. Il pensare
a se stessi è del resto una delle direttive del liberismo contemporaneo; fatto
sta che le periodiche crisi del sistema, quasi mai predette in anticipo ma
spesso dottamente spiegate ex post, lasciano il dubbio che, mentre quasi tutti
cercano di farsi gli affari propri, alcuni si occupino anche degli affari
altrui, e non sempre disinteressatamente.
Il materialismo pratico consiste nel
comportamento quotidiano di chi, pur concependo mentalmente un orizzonte meno
ristretto rispetto alla massa si comporta in effetti come se il mondo si
risolvesse esclusivamente nella sfera corporea.
L’uomo
deve comunque avere un indirizzo e, come si è visto recentemente, lo scientismo, e non la scienza, assolve
questo compito. Se chi pratica veramente un’attività scientifica è conscio ogni
risultato dev’essere attentamente vagliato e ciò che è valido oggi potrà essere
smentito domani, lo scientista vive di dogmi indiscutibili che sostituiscono,
rafforzati, quelli religiosi. “Lo dice la scienza” è il nuovo “ipse dixit”.
Evoluzionismo. Guénon non scrisse mai
un articolo dedicato espressamente all’evoluzionismo però in tante occasioni,
specie nelle recensioni, ebbe modo di criticare il partito preso per cui il
presente è comunque migliore del passato e il futuro migliore del presente. In
altri termini la freccia del tempo dovrebbe procedere sempre simbolicamente verso
l’alto. L’evoluzionismo, non solo in ambito scientifico, ci ha forgiato una
mentalità tesa verso il progresso senza esitazioni di sorta, per nulla toccata
da fatti che potrebbero smentire questa convinzione. La fede nel progresso è
gratificante e comprensibile ma la tendenza degli avvenimenti la contraddice
come viene spiegato dalla Tradizione.
La
manifestazione, ovvero l’insieme dei mutamenti che avvengono, segue un
indirizzo che va dal polo essenziale a quello sostanziale. Il polo essenziale
può essere raffigurato simbolicamente dal Giardino dell’Eden quale esempio di
perfetta armonia e di comunicazione diretta con il Divino. Tale contatto viene
interrotto perché entra in gioco il senso dell’individualità suggerito dal
serpente all’anima, cioè Eva, la parte ricettiva che coinvolge Adamo provocando
così la cacciata e le sofferenze conseguenti. Si è passati da una situazione di
minore differenziazione a una di maggiore non per una colpa specifica ma per
rispettare una tendenza insita nella natura delle cose, con uno sviluppo neutro
degli eventi.
Al giorno
d’oggi il principio di divisione ha la sua massima espansione come vediamo
anche nei conflitti che continuamente si accendono. Non si procede dalla
divisione all’unità ma dall’unità alla divisione. A un certo punto, non essendo
possibile una dispersione continua, dopo un trionfo apparente delle forze
divisive si dovrà ritornare all’origine per l’inizio di un nuovo ciclo. La
ciclicità è stata, da un certo punto in poi ignorata in Occidente e sostituita
da una freccia puntata verso il progresso.
Il tempo
non corrisponde a una coordinata lineare in un piano cartesiano ma ha andamento
ciclico e non omogeneo, come dimostra la sua accelerazione con il procedere
dell’età. Anche i tempi attuali sembrano andare molto velocemente, come da
percezione comune e secondo le indicazioni di Guénon espresse quasi un secolo
fa. La “caduta” comporta un’accelerazione che, pur stabilizzandosi nel mondo
fisico, si può considerare metaforicamente in continuo aumento provocando crescente
confusione.
Dal meno non può scaturire il più. Una
verità che parrebbe superfluo ribadire è invece puntualmente smentita dai fautori
dell’evoluzione. Infatti se pensiamo che un essere possa acquisire delle nuove
caratteristiche diventando altro da sé stiamo immaginando che dal meno possa
scaturire un più assente in precedenza. In alternativa, e più logicamente, se
assistiamo all’espressione di caratteri apparentemente nuovi essi dovevano in
nuce essere preesistenti. Un seme, germinando, potrà darci questa o quella
pianta solo in base alle potenzialità che conserva al suo interno. Un cactus
non può essere un mandorlo non per sue carenze, essendo perfetto come cactus,
ma per mancanza delle potenzialità che appartengono al mandorlo. La selezione
naturale è una realtà che non ha però facoltà creatrici, lavorando su ciò che
ha a disposizione.
Considerazioni positive. Il prendere coscienza
della situazione personale – il “conosci te stesso” – e della situazione
globale rappresenta in ogni caso un’acquisizione pressoché indelebile e un
risultato estremamente positivo in grado di dare frutti.
Confusione tra psichico e spirituale. Come detto,
precludendo la via verso il Cielo si apre la porta della sfera psichica che è
ricca di insidie, assomigliando molto di più all’Inferno che al Paradiso. Le
possibilità di inganno sono vastissime brulicando di esseri che “scimmiottano”
Dio, come si dice faccia Satana. Nel testo Errore
dello Spiritismo (1923) Guénon si scaglia contro lo spiritismo che
all’epoca era diffusissimo. (Piccola notazione a margine: con la nascita della
televisione lo spiritismo è praticamente morto perché ora ci pensano altri a
far ballare i tavolini a domicilio, per non parlare degli smartphone e di altri
apparecchi.)
In una situazione di chiusura nei confronti
della spiritualità simile al guscio di una conchiglia si ascoltano colossali
fesserie espressioni dei meandri del mondo psichico che è quanto di più
ingannevole esista. Ma la cosa straordinaria è che se si esaminano queste
grandi rivelazioni che venivano fatte durante le sedute spiritiche erano cose
che un bambino di cinque anni avrebbe scartato. Inoltre con grandi poeti del
passato dimentichi della lingua di nascita si presentavano solo celebrità come
monarchi, santi, profeti, mai che capitasse uno spazzacamino o un semplice
popolano. Fa riflettere che questo coacervo di stupidaggini avesse ascolto sino
a costituire una sorta di religione. Questo è il destino di chi cementa le
proprie aperture verso il Cielo volgendosi così verso i bassifondi.
Questa apertura è magistralmente descritta
ne Il Regno della quantità e i segni dei
tempi, opera fondamentale per comprendere il passaggio dalla
solidificazione alla dissoluzione. Prima il mondo è solidificato, materialista,
duro e poi si disgrega a causa delle influenze dissolventi che intervengono,
rappresentate dalle orde di Gog e Magog che danno il colpo di grazia al consesso
umano.
IN
CONCLUSIONE: COSA SI DEVE RISTABILIRE
La Tradizione – La Metafisica – L’Intelletto
– La coscienza dell’illusorietà della manifestazione e dell’andamento ciclico
delle vicende umane – Il rispetto per l’Origine, il Principio, ove tutto è
presente – Rivalutare il ruolo dell’Uomo, quale Custode del Creato – Non
svilire l’Uomo come avviene in molte produzioni artistiche moderne.
Quando si ha dalla propria parte la potenza della verità, quand’anche
non si possieda nient’altro di fronte agli ostacoli più temibili, non si può
cedere allo scoraggiamento, perché questa potenza è tale che nulla riuscirà
infine a prevalere contro di essa; soli possono dubitarne coloro che non sanno
che tutti gli squilibri parziali e transitori devono necessariamente concorrere
al grande equilibrio totale dell’Universo. (Oriente e Occidente, conclusioni)
Moderatore:
Guénon, figura eclettica, ha sempre difeso la Massoneria, in cui appare come
una guida apprezzata, ma la ha frequentata poco, per lo più in gioventù. Ciò
può esser dovuto al suo trasferimento in un ambiente, quello islamico, meno
favorevole? In secondo luogo quali erano i suoi rapporti con il Sufismo ovvero
con l’esoterismo islamico?
Relatore:
è un dato di fatto che la sua frequentazione di loggia fu ridotta e che, nei
paesi islamici, la Mass. non goda di buona reputazione a causa della sua possibile
associazione con il colonialismo, venendo considerata una testa di ponte specie
per gli anglosassoni. Guénon avrebbe comunque superato questi pregiudizi. Di
rilievo, come già accennato in precedenza, il suo tentativo, al termine della
seconda guerra mondiale, di costituire in Francia una loggia di ispirazione
tradizionale, La Grande Triade, che ebbe comunque un’eco. Esiste un’antologia
postuma in due volumi “Studi sulla
Massoneria e il Compagnonaggio” che testimoniano del suo interesse per la
Libera Muratoria coltivato in tutta la sua vita, nonché gli altri numerosi
riferimenti diffusi nella sua opera. Il suo giudizio generale era molto critico
nei confronti dei massoni, molto meno nei confronti della Massoneria.
Considerava una “deminutio” il passaggio da operativa a speculativa avvenuto
nel 1717 – data soggetta a revisione da parte di alcuni studiosi - ma nel
contempo lo vedeva come un adattamento necessario alle mutate condizioni
sociali. La massoneria operativa sopravvisse con qualche loggia. La Libera
Muratoria può vantare una continuità con i Collegia Fabrorum e le corporazioni
medievali ed anche ascendenze templari. Questa eredità templare pur respinta dagli storici per mancanza di
documenti a supporto fa parte della funzione provvidenziale della Massoneria in
quanto “Arca vivente dei simboli” in base alla felice definizione di Denys Roman
(1901-1986).
I Templari, con la loro doppia natura di
Monaci-guerrieri, in termini indù Brahmani e Kshatriya, vantavano la qualifica
di Guardiani della Terra Santa e mantenevano il contatto con il Centro per
L’Occidente. La loro distruzione fu un momento cruciale in negativo per il
declino intellettuale dell’Europa. Guénon, elogiando il Medioevo come periodo
in cui, almeno negli intenti, la struttura sociale era rispondente a una
Tradizione, quella cristiana, lo circoscriveva tra l’800, con Carlo Magno e il
1300, che vede come l’inizio di una grave crisi che perdura fino ai giorni
nostri.
Per quanto riguarda il Sufismo Guénon era
molto rispettato nella sua tariqa, la Shadhiliyya e ne praticò i riti fino
all’ultimo.
Robert:
Perché aderì all’Islam?
Faris:
si può dire qualcosa sull’importanza dei simboli nell’opera guenoniana?
Relatore:
Notevolissima, come testimonia l’ampia raccolta “Simboli della Scienza Sacra” edita
nel 1962. Il simbolo è ciò che unisce (da syn: insieme) contrapposto a diábolos
(colui che divide), e consente l’espressione di verità sovrarazionali. I
simboli possono costituire un terreno di incontro tra tradizioni diverse, come
la croce, diffusa ubiquitariamente.
L’autore ringrazia Faris la Cola per la revisione del testo
ADDENDUM
Riportiamo una recensione di Guénon enfatizzando i punti 4 e 5 della sua risposta all’ennesimo fraintendimento, causato da mala fede o ignoranza poco importa, cui dovette rimediare nella sua lunga e instancabile attività.
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Comptes Rendus p.
119 1931 Sergio
Castellino Si
prega di indicare la fonte in caso di citazioni o di estrapolazioni |

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