CENTRALITÀ DELL’UOMO
Ad onta del “gradualismo”[1] che presuppone mutamenti minimi e ripetitivi nella storia della Terra, intesa sia in senso naturale che culturale, il cammino dell’uomo è contrassegnato da bruschi cambiamenti sia pur maturati in precedenza. Per quanto riguarda la storia moderna si parla di rivoluzioni, di punti di accelerazione degli eventi con creazione di un nuovo equilibrio.
Nel campo
delle idee non si può negare che uno dei più radicali sconvolgimenti della
concezione stessa della natura e di conseguenza dell’essere umano sia coinciso
con la comparsa della ipotesi evolutiva di Charles Darwin (1809-1882). La data
della pubblicazione del testo “Origine
delle specie per mezzo della selezione naturale” è 1859, (L’Origine dell’uomo seguirà nel 1871) ma
i prodromi di una tale concezione già sussistevano con George-Louis Leclerc de Buffon (1707–1788)
che per primo ipotizzò periodi molto lunghi per la vita della Terra; Erasmus Darwin (1731-1802)
nonno di Charles; Jean Baptiste Lamarck, (1744–1829) noto per il collo delle
giraffe e l’ereditarietà dei caratteri acquisiti. Contemporanei di D. furono Alfred
Russell Wallace (1823-1913)[2],
grande esploratore e padre della biogeografia che arrivò indipendentemente alle
stesse conclusioni, e, in campo filosofico, Herbert Spencer (1820-1903), che
coniò il termine “agnosticismo”.
Per quanto
riguarda un nuovo modo di concepire la scienza in generale decisivi furono gli
apporti di Francesco Bacone[3]
(1561-1626), avverso all’aristotelismo e fautore dell’attività sperimentale e
Cartesio (1596-1650), che cristallizzò la dualità corpo-psiche escludendo lo
spirito. Tale riduzione a due elementi fu avviata paradossalmente in Occidente
fin dal concilio ecumenico di Costantinopoli IV (869) e ribadita nel concilio
di Vienne (1311)[4], in un
periodo turbolento come l’inizio del XIV secolo, che vide la distruzione
dell’Ordine del Tempio[5].
Il
considerare l’uomo come un prodotto casuale di un processo senza direzione
retto da un “orologiaio cieco”, come
recita il titolo di un libro[6]
di uno dei più convinti assertori del darwinismo, Richard Dawkins (1941-),
porta a una serie di conseguenze di cui stiamo gustando le prelibatezze.
Un uomo
frutto del caso e proveniente dai bassifondi dell’universo perde completamente
ogni aggancio simbolico, ogni collegamento con la sfera spirituale. Anche la
scienza materialista rifugge ogni riferimento “celeste”, puntando a una visione
asettica della realtà cercando, tra tante soggettività dettate dal relativismo,
l’unica oggettività.
Questa spinta
in periferia era cominciata con la rivoluzione copernicana e il passaggio da
una visione geocentrica-antropocentrica a una eliocentrica. Questa transizione,
che sarebbe riduttivo inquadrare soltanto come una lotta tra oscurantisti
interpreti letterali della Bibbia e moderni e illuminati difensori della verità
oggettiva, facilitò da una parte la visione della Terra come un pianeta tra gli
altri, una roccia vagante più fortunata per il sorgere casuale della vita, e un
allargamento dell’indagine astronomica verso orizzonti solo apparentemente più
vasti. L’espansione avvenne esclusivamente su un piano orizzontale e corporeo,
cancellando tutto il portato simbolico che si apriva verso l’Empireo. Questa
splendida architettura, di cui la Divina Commedia è straordinario esempio, fu
relegata nel vasto ambito della fervida fantasia di un’umanità non ancora
giunta alla sua “fase positiva”, per
dirla con Auguste Comte (1798-1857)[7].
Geminello
Alvi (1955-), rinomato economista e scrittore, così sintetizza l’esito di tali
rivolgimenti:
«Darwin
fu moderno perché dicendo d'Adamo che era una scimmia specializzata, fece così
divergere da lui, separò, smise di specchiare in lui, la cosmicità divina. Fu
ripudiata qualunque sapienza, nella quale microcosmo e macrocosmo convergessero
in un Adamo divino. E il ripudio d'un magico Urmensch fu inoltre deciso economicamente: Darwin
volle Adamo evoluto per effetto d'una malthusiana[8],
e quindi economica, lotta animale. Altri poi spiegarono che il Cosmo divergeva;
si disuniva in infinità innumeri di stelle e pianeti, tra i quali la Terra
veniva spiegata insignificante evento statistico prima o poi rovinato dalla
certa morte per entropia del sole. L'umano moderno si nutre di questi due modi
di pensiero: un Adamo regredito a scimmia e una Terra dannata a morire nel buio
e nel gelo».[9]
Come lo definì felicemente Max Weber
(1864-1920), si raggiunse il “disincantamento
del mondo”[10], nel
dominio della mentalità scientifica che esige spiegazioni freddamente razionali
per l’insieme di tutti gli eventi umani e terrestri.
Il pittore
cubista Albert Gleizes (1881-1953) fu in grado di descrivere con grande
lucidità le conseguenze di un allontanamento dal centro nell’attività artistica,
come riportato in una recensione di Guénon (le sottolineature sono nostre) :
“Egli [Gleizes] oppone la tradizione al « classicismo », che sfocia nell’« estetismo »;
questa opposizione è anche quella tra « omocentrismo » e « umanesimo »;
l’uomo di formazione classica o umanista « non
può raggiungere l’oggetto, lui che è abituato a dissertare sul soggetto… È
l’uomo che fa che deve istruire l’uomo che dice, perché l’uomo che fa è
l’uomo tradizionale, quando l’uomo che dice, oggi, non è che l’individuo… »
Inoltre « tornare all’umanesimo, è una marcia
indietro, mentre ripartire dall’omocentrismo è una marcia in
avanti » ; e « l’ultima parola ritornerà alla tradizione
immutabile, centrata sull’uomo… L’artista si rigenererà presto o tardi
ridiventando un artigiano, un operaio che possiede a fondo tutti i segreti del
suo mestiere, pensando meno all'arte che alla perfezione di tutto ciò che
compie nella sua vita ».[11]
Ma quale uomo può essere effettivamente “centrale”? L’individuo ha il diritto-dovere di ambire a una posizione privilegiata che però non può rivestire pienamente se non raggiunge una realizzazione spirituale effettiva, identificandosi, in quanto “uomo vero” o “uomo primordiale”, al centro dello stato umano?
Così Guénon: “Vi è perciò
analogia – ma non similitudine – tra l’uomo individuale, essere relativo e
incompleto, che viene qui assunto come tipo di un certo modo di esistenza, o
addirittura di tutta l’esistenza condizionata, e l’essere totale,
incondizionato e trascendente nel confronti di tutti i modi particolari e
determinati di esistenza, e financo nei confronti dell’Esistenza pura e
semplice, essere totale che indichiamo simbolicamente come «Uomo Universale». A motivo di questa analogia, e allo scopo di applicare qui, sempre a
titolo di esempio, quanto abbiamo indicato, […] si potrà dire che se l’«Uomo
Universale» è il principio di tutta la manifestazione, l’uomo individuale dovrà
in qualche modo esserne, nel suo ambito, la risultante e come il prodotto, ed è
questa la ragione per cui tutte le tradizioni si accordano nel considerarlo, di
fatto, formato dalla sintesi di tutti gli elementi e di tutti i regni della
natura2.
...Ci limiteremo perciò – per il momento – a dire che l’essere umano ha,
nell’ambito di esistenza individuale che è suo, una funzione che si può
veramente indicare come «centrale» nei confronti di tutti gli altri esseri che
similmente sono situati in quest’ambito; tale ruolo fa dell’uomo l’espressione
più completa dello stato individuale considerato, tutte le possibilità del
quale si integrano per così dire in lui, per lo meno sotto un determinato
riguardo, e alla condizione di intenderlo, non nella sola modalità corporea, ma
nell’insieme di tutte le sue modalità, con l’estensione indefinita di cui esse
sono capaci.”[12]
L’“elezione”
dell’uomo non è un processo derivante da fenomeni ipotetici come l’emergenza[13]
della coscienza o, in senso più ampio, dell’ominazione, che postulano che il
più possa scaturire dal meno, ma è un privilegio atemporale, descritto, col
linguaggio del simbolo, in diverse tradizioni.
Genesi.
- Creazione dell’uomo. – 26Poi Iddio disse: « Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la
nostra somiglianza: domini sopra i pesci del mare e sugli uccelli del cielo,
sugli animali domestici, su tutte le fiere della terra e sopra tutti i rettili
che strisciano sopra la sua superficie ».
27Iddio creò
l’uomo a sua immagine,
a
immagine di Dio lo creò;
tali creò l’uomo e la donna. [14]
Un uomo in cui le polarità opposte siano perfettamente equilibrate e che sia Yang verso la Terra e Yin verso il Cielo… può svolgere in modo effettivo il ruolo «centrale» che gli compete in quanto uomo, ma a patto di essere effettivamente uomo nel pieno significato della parola, e solo così, per gli altri esseri manifestati, «egli è l’immagine del Vero Antenato». n. 5: “Tao-te-king, cap. iv. È l’uomo «fatto a immagine di Dio», o più esattamente di Elohim, cioè delle potenze celesti, e che è peraltro è realmente tale solo se è l’«Androgino» costituito dal perfetto equilibrio dello yang e dello yin, secondo le parole del Genesi (I, 27): «Elohim creò l’uomo a Sua immagine (letteralmente «Sua ombra», cioè Suo riflesso); a immagine di Elohim li creò; maschio e femmina li creò». Nell’esoterismo islamico ciò si traduce nell’equivalenza numerica di Adam wa Hawâ con Allah (cfr. Le Symbolisme de la Croix, cap. III).”[15]
Nell’Islam:
Sura 17 Il viaggio notturno
61 Quando
dicemmo agli angeli: «Prosternatevi davanti a Adamo», tutti si prosternarono
tranne Ibl∂s, che disse: «Dovrò prosternarmi davanti a colui che hai creato
d’argilla?». 62 Disse: «Cosa ne pensi? È costui che hai
onorato al di sopra di me? Se mi lascerai attendere fino al giorno della
resurrezione io annienterò tutta la sua discendenza con l’eccezione di pochi». 63 Rispose:
«Va’, e anche quelli che ti avranno seguito, la Geenna è il vostro compenso, un
compenso abbondante. 64 Conturba con la tua voce quelli di loro che
potrai, prendili d’assalto con i tuoi cavalieri e i tuoi fanti, associati a
loro nelle ricchezze e nei figli e fa’ loro promesse, Satana non promette che
inganno. 65 Sui Miei servi non avrai alcuna autorità,
per proteggerli il loro Signore è sufficiente»[16]
Si noti come l’attività ingannatrice di Satana, dell’avversario per definizione, sia esclusivamente parassitaria e distruttiva, in antitesi a un aspetto divino come Vishwakarma, il “Principio costruttivo universale” o “Grande Architetto dell’Universo”.
Canone Pali -SN 56.48: Chiggala Sutta – Il buco
“Monaci,
supponete che questa grande terra fosse ricoperta completamente d’acqua, e un
uomo gettasse un giogo con un solo buco. Un vento dell’est lo spingesse verso
ovest, il vento dell’ovest lo spingesse verso est. La tramontana lo spingesse
verso sud, il vento del sud verso nord. E una testuggine cieca emergesse una
volta ogni cento anni. Dunque che pensate? Questa testuggine cieca, emergendo
una volta ogni cento anni, riuscirebbe ad infilare il collo nel giogo con un
solo buco?”
“Sarebbe
un puro caso, signore, che quella testuggine cieca, emergendo una volta ogni
cento anni, riuscirebbe ad infilare il collo nel giogo con un solo buco.”
“Allo
stesso modo è un puro caso ottenere lo stato umano. È un puro caso che un
Tathâgata Perfetto e perfettamente Svegliato appaia nel mondo. È un puro caso
che una Dottrina e Disciplina esposta da un Tathâgata venga annunciata nel
mondo. Adesso, questo stato umano è stato ottenuto. Un Tathâgata Perfetto e
perfettamente Svegliato è apparso nel mondo. Una Dottrina e Disciplina esposta
da un Tathâgata è annunciata nel mondo.
Perciò
così dovete contemplare: ‘Questo è la sofferenza…. Questa è l’origine della
sofferenza…. Questa è la cessazione della sofferenza…. Questa è la via di
pratica che conduce alla cessazione della sofferenza.'”[19]
Voltaire (1694-1778)
maestro indiscusso dell’irrisione, così conclude il racconto fantastico
Micromega in cui un gruppo di scienziati e sapienti umani si rivolge a due giganteschi
visitatori provenienti rispettivamente da Sirio e Saturno esponendo la propria
visione della vita, ad onta delle, relativamente, minuscole dimensioni
(sottolineature nostre).
“Ma
c'era là, per disgrazia, un piccolo animaletto [un uomo] col berretto quadrato
che interruppe tutti gli animaletti filosofi, dicendo che conosceva tutto il
mistero, che la spiegazione si trovava nella Somma di San Tommaso; e poi
guardò dall'alto in basso i due abitanti del cielo e rivolgendosi ad essi,
sosteneva che le loro persone, i loro mondi, i loro soli, le loro stelle, tutto
era fatto soltanto a pro dell'uomo. Sentendo questo discorso, i due
viaggiatori si lasciarono cadere uno addosso all'altro, soffocando di quel riso
inestinguibile che secondo Omero è dote degli Dei. Le loro spalle e il loro
ventre ballavano di qua e di là, e nel convulso, la nave che il Siriano aveva
sull'unghia cadde in una tasca delle braghe del Saturniano. Quelle due brave
persone si diedero d'attorno per ritrovarla, e finalmente ripescarono
l'equipaggio e lo rimisero a posto ben in ordine. Il Siriano riprese in mano i
piccoli vermiciattoli, e parlò ad essi ancora con molta gentilezza, benché, in fondo
al cuore, fosse un po' irritato nel vedere che gli infinitamente piccoli
avevano un orgoglio infinitamente grande. Promise di scriver per loro un bel
libro di filosofia, scritto in caratteri molto minuti perché potessero
leggerlo, e che nel libro avrebbero trovato la spiegazione di tutto. E davvero,
prima di partire, diede a loro questo volume, che venne portato a Parigi
all'Accademia delle Scienze; ma quando il segretario l'aprì, trovò le pagine
tutte bianche:
«Me l'immaginavo!» disse.”
Non stupisce che gli avversari di una
visione tradizionale del mondo producano un testo vuoto, all’insegna
evidentemente di un nichilismo che cominciava a penetrare nella mentalità
occidentale.
Chi tragga delle citazioni dal testo è pregato di riportarne la fonte.
[1] Epigono ne fu il geologo Charles Lyell (1797-1875),
sostenitore di Charles Darwin, che si oppose così alla visione catastrofista
ispirata dalla Bibbia e in campo paleontologico propugnata, tra gli altri, dal fondatore
dell’anatomia comparata dei vertebrati Barone Cuvier (1769-1832).
[2] Nella seconda parte della sua vita fu attivo nello
spiritismo e nella ricerca parapsicologica, al pari di altri nomi di rilievo
della scienza, come i premi Nobel Charles Richet (1913, Medicina), J.J. Thomson
(1906, Fisica), Marie Curie (1903, Fisica e 1911, Chimica).
[3] Singolarmente qualcuno gli attribuisce la paternità
delle opere di Shakespeare.
[4] R. Ciambrone, La
scomparsa dello Spirito in Occidente, ETS, Pisa 2023, recensito sul n. 122
luglio-dicembre 2024 della Rivista di
Studi Tradizionali. Nosce te ipsum.
[5] “D’altra parte,
si può comprendere come, in queste condizioni, la distruzione dell’ordine del
Tempio abbia comportato per l’Occidente la rottura delle relazioni regolari con
il “Centro del Mondo”; ed è proprio al secolo XIV che bisogna far risalire la
deviazione che doveva inevitabilmente risultare da questa rottura, e che è
andata gradualmente accentuandosi fino alla nostra epoca.” Simboli della Scienza Sacra, p. 88.
[6] R. Dawkins, The
blind watchmaker, W. W. Norton & Company, New York 1985; Trad. it. L’orologiaio cieco, Rizzoli, Milano 1988.
[7] Secondo questo pensatore, considerato il padre del positivismo, l’umanità deve attraversare tre fasi: lo stadio teologico, l’infanzia, in cui le cause dei fenomeni sono attribuite a entità fittizie riunite poi nell’unico Dio (monoteismo): lo stadio metafisico, dove si supera l’antropomorfismo ma si è ancora prigionieri di concetti astratti, quali il Logos, l’Essere, la Natura; ed infine lo stadio positivo, “lo stato virile della nostra intelligenza” finalmente volta alla prassi senza più voli pindarici. In termini estremo-orientali si tratterebbe di una completa sovversione, rendendo l’uomo “yin verso la Terra” e “yang verso il Cielo”. Per la cronaca Comte tentò il suicidio quattro volte, soffrendo di crisi maniaco-depressive per tutta la vita.
[8] L’economista inglese Thomas Robert Malthus (1766-1834) è
autore del Saggio sul principio di popolazione. Il
suo nome è legato alla teoria che individua la causa della povertà in una
crescita della popolazione molto più rapida di quella delle risorse. Due
diversi tipi di freni, secondo Malthus, intervengono a ridurre tale squilibrio:
i ‘freni preventivi’, che riducono il tasso di natalità, e i ‘freni positivi’,
che aumentano il tasso di mortalità. Da Enciclopedia Treccani.
[9] G. Alvi, Dell’Estremo
Occidente, Marco Nardi Editore, Firenze 1993, p. 251.
[10] Nel saggio del 1919 “La scienza come professione".
[11] Comptes Rendus
p. 151. Traduzione propria.
[12] Simbolismo
della Croce p. 25. V. anche La Grande
Triade c. 23.
[13] Secondo la Treccani le proprietà emergenti sono: “In un sistema complesso, costituito da un enorme numero di componenti fra loro interagenti con legge non lineare, proprietà collettive d'insieme non riconducibili a quelle dei suoi costituenti.” (https://www.treccani.it/enciclopedia/proprieta-emergenti_(Lessico-del-XXI-Secolo)/)
[14] La Sacra Bibbia, Società San Paolo, Roma 1962.
[15] Grande Triade p. 83.
[16] Il Corano, A cura di A. Ventura,
Traduzione di I. Zilio-Grandi, Arnoldo Mondadori, Milano 2010, p. 170.
[17] La fede nel progresso è in effetti un ribaltamento
delle leggi cicliche che reggono il divenire nel tempo.
[18] V. Regno della
Quantità, c. 38-40
[20] Forse il canto del cigno letterario ancora in grado di rappresentare
virtù sostenute fino al sacrificio di se stessi è il Cyrano di Bergerac di Edmond Rostand (1868-1918) del 1897.
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