Postfazione del testo "San Bernardo"
Presento la postfazione del libro di Guénon da me tradotto, “San Bernardo”, Lo Studiolo, Sanremo 2022
René
Guénon si cimentò in lavori ricchi di riferimenti storici mantenendo intatta la
sua prospettiva dottrinale. La prima opera
che dimostrò la sua capacità di gestire una vasta documentazione è Teosofismo - Storia di una pseudo-religione (Le Théosophisme Histoire d’un
pseudo-religion) del 1921, volto a contrastare un movimento che, snaturando
le tradizioni orientali, manifestava forte ostilità anche contro le forme
occidentali. Guénon seppe districare un’ingarbugliata matassa fatta di mezze
verità e fantasiose costruzioni, come l’esistenza di una “Gran Loggia Bianca” nel
Tibet composta da Mahatma dirigenti occulti dei destini dell’umanità.
In Autorità spirituale e potere temporale (Autorité Spirituelle et Pouvoir Temporel) del 1929 i fenomeni storici cui alluse, come la lotta tra Impero e Papato nel Medioevo, servirono a inquadrare le funzioni tradizionali della casta guerriera e di quella sacerdotale. Se l’una, composta dagli Kshatriyas, è preposta alla conservazione nello stato umano delle condizioni di equilibrio e di pace, la seconda, Brahmanica, è fonte dell’Autorità suprema e deputata a mantenere i legami con la sfera spirituale.
In molte recensioni[4] sono
presenti puntuali riferimenti storici.
In
riferimento (ottobre 1933)[5] al testo di André Lebey “Nécessité
de l’Histoire” (Firmin-Didot et Cie, Paris) dopo aver negato la
possibilità che si possano “conciliare
“tradizione e progresso” si
chiede “fino a che punto la storia com’è insegnata coincida con la storia vera,
quella che bisognerebbe conoscere” non solo per “le falsificazioni coscienti o incoscienti che snaturano gli stessi
fatti” ma a causa del ““metodo
storico”, con il suo rispetto esclusivo del “documento scritto” […]
inventato precisamente per impedire di risalire alle vere cause, che non potrebbero
essere dedotte in questo modo.”
Quest’occultamento
deve fare in modo che “i “dirigenti apparenti”
[del mondo moderno], “guide
cieche di ciechi”, non ne sappiano più della massa che conducono trasmettendo
delle suggestioni da cui sono loro stessi i primi a essere ingannati.”
Nel
capitolo XIX del Regno della quantità
“I limiti della storia e della geografia”
centra l’attenzione sulle “barriere” che
si incontrano andando a ritroso nel tempo, oltre le quali ottenere dati storici
attendibili risulta complicato se non impossibile. Questo va a riprova
dell’andamento non lineare del tempo, in concordanza con la dottrina dei cicli
cosmici, che prevede periodici e più o meno bruschi assestamenti segnati anche
da catastrofi riportate in tutti i testi sacri. Inoltre rileva come le capacità
percettive dell’uomo si siano ridotte progressivamente impedendo perciò di
cogliere determinati aspetti della realtà, un tempo riconosciuti.
Parallelamente a questa atrofia sensoriale l’ambiente esterno si solidifica
perdendo in qualità. Questa corrispondenza tra interiore ed esteriore ricorda la
“Terre Gaste”[6] dei
romanzi del Graal in cui il ferimento o la malattia di un monarca, il “Re vulnerato”, causa la desolazione del
territorio del regno, che isterilisce.
Senza diventare un acritico laudator temporis acti, come certi
rappresentanti di correnti “tradizionaliste” mossi più dal sentimento che
dall’intelletto, Guénon focalizza la sua attenzione, per quanto riguarda
l’Occidente, sul periodo medievale. Riferendosi a San Bernardo afferma
significativamente che “… benché egli non
fosse niente agli occhi del mondo, tutti, compresi i più alti dignitari civili
ed ecclesiastici, si inchinarono spontaneamente davanti alla sua autorità
spirituale; e non sappiamo ciò va a maggior lode del santo o dell’epoca in cui
visse.”
La leggenda nera che ha diffuso l’idea del
Medioevo come periodo oscuro appare come il frutto di un disegno che portò già
nel XVII secolo[7]
a misconoscerne il valore. Il secolo dei lumi vide poi l’affermarsi della fede
nel progresso e nel futuro, portando a svalutare un passato intriso di
superstizione.
È assai significativo che uno dei simboli
del Rinascimento, forse il pittore italiano più amato, Raffaello, si esprimesse
nella lettera del 1519 al Papa Leone X attribuita a lui e a Baldassare
Castiglione in questi termini sul periodo intercorso tra l’antichità classica e
il XVI secolo: “E parve che gli uomini di quel tempo, insieme
con la libertà, perdessero tutto l'ingegno e l'arte, perché divennero tanto
goffi, che non seppero fare li mattoni cotti, nonché altra sorte d'ornamenti, e
scrostavano li muri antichi per torre le pietre cotte e pestavano li marmi e
con essi muravano, dividendo con quella mistura le pareti di pietra cotta, come
ora si vede a quella torre che chiamano della Milizia. […] Parve
dappoi che i Tedeschi cominciassero a risvegliare un poco questa arte, ma negli
ornamenti furono goffi e lontanissimi dalla bella maniera de' Romani, li quali
oltre la macchina di tutto l'edificio, avevano bellissime cornici, belli fregi,
architravi, colonne ornatissime di capitelli e basi, e misurate con la
proporzione dell'uomo e della donna. E li Tedeschi (la maniera de' quali in
molti luoghi ancor dura) per ornamento spesso ponevano solamente un qualche
figurino rannicchiato e mal fatto per mensola, a sostenere un trave, e animali
strani e figure e fogliami goffi e fuori d'ogni ragione naturale.”
Ricordiamo poi che l’appellativo di “Gotico”
fu coniato dal Vasari (1511-1574) con intento dispregiativo, attribuendo
erroneamente ai Goti, cioè ai tedeschi, la paternità di uno stile
architettonico nato in Francia e precedentemente denominato “opus francigenum”.
Per
dirla con Coomaraswamy “quanto maggiore è
l’ignoranza in epoca moderna, tanto più fitte diventano le tenebre del Medioevo”[8].
Il giudizio positivo sull’“Età di mezzo” può
essere sintetizzato così: “Abbiamo
mostrato come l’antitesi tra Oriente e Occidente, allo stato attuale delle
cose, sia riconducibile a questo: l’Oriente conserva la superiorità della
conoscenza sull’azione, mentre l’Occidente afferma al contrario la superiorità
dell’azione sulla conoscenza, quando non si spinga fino alla completa negazione
di quest’ultima; parliamo dell’Occidente moderno soltanto, perché la situazione
era diversa nell’antichità e nel medioevo.”
Si trattava quindi di garantire un ordine
sociale alla luce della dottrina tradizionale che, pur nelle naturali differenze
formali legate a tempi e luoghi diversi, permane intatta nei suoi nuclei
fondanti per dare “a ognuno il suo”.
I medesimi principi tradizionali informarono
l’attività di San Bernardo, che incarnò qualità da Brahmano e prerogative da
Kshatriya.
La sua
natura “guerriera” si è manifestata soprattutto con una vis oratoria che gli
consentiva di attrarre verso la vita monastica, di indire crociate e di aver la
meglio sugli avversari in questioni teologiche. Si può dire che la sua lingua
fungesse da spada, come nell’immagine del Verbo apocalittico:
La distinzione tra l’Ātman imperituro, ovvero il Sé con la maiuscola, e il sé
individuale perituro e cangiante corrisponde alla dicotomia tra “esse” e
“proprium” postulata dall’ Abate di Clairvaux.[9]
L’amore indiviso e puro necessario per raggiungere
le vette spirituali, richiamato da San Bernardo e presente nel grido di guerra
dei Templari “Viva Dio, Santo Amore!” è in sintonia con la Bhagavad Gītā (VIII, 22) “Quella
somma Persona è ottenibile mediante una dedizione di sé esclusiva”. [10]
Lo Spirito che “Unisce a sé quest’anima come una sposa gloriosa” portandola fuori “dalla melma degli abissi” si ricollega
ai miti universali della “sposa laida”
che ritrova nel matrimonio con l’Eroe archetipico la sua purezza e la sua
bellezza.[11]
Nella stessa descrizione delle fasi
dell’ascesi, consideratio, contemplatio e
raptus, vi è coincidenza con i termini indù dhārana, dhyāna, e samādhi.[12]
Secondo Guénon proprio la dispersione dei
Templari segnò sia la fine del Medioevo e l’inizio dell’era moderna[13], sia
l’interruzione dei legami con il Centro del Mondo da parte dell’Occidente.
Il loro scioglimento fu causato dalla
cupidigia del Re di Francia Filippo IV il Bello, menzionato come “mal di
Francia” nella valletta dei principi negligenti nell’Antipurgatorio, dal padre,
Filippo III l’Ardito, e dal suocero Enrico I di Navarra.
Padre e suocero son del mal di Francia:
sanno
la vita sua viziata e lorda,
e
quindi viene il duol che sì li lancia.
Purg. VII, 109-11
È stato ipotizzato[14] che
tale missione traesse origine da una sequenza spirituale particolare,
denominata “Iniziazione dominicale” di cui così parla Abdul-Hâdi nelle Pagine dedicate a Mercurio:
«Le due catene iniziatiche – L’una è storica, l’altra spontanea. La
prima si comunica in Santuari stabiliti e noti, sotto la direzione di uno Sheykh (Guru) vivente, autorizzato, che possiede le chiavi del mistero.
Tale è El-Talîmur-rijâl o
l’istruzione degli uomini. L’altra è El-Talîmur-rabbâni
o l’istruzione dominicale o signoriale che mi permetto di chiamare
“l’iniziazione mariana”, in quanto è quella che ricevette la Santa Vergine,
madre di Gesù, figlio di Maria. C’è sempre un maestro, ma può essere assente,
sconosciuto, o addirittura morto da parecchi secoli. In questa iniziazione
potete trarre dal presente la stessa sostanza spirituale che gli altri traggono
dall’antichità. Essa è attualmente assai frequente in Europa, almeno nei suoi
gradi inferiori, ma è quasi sconosciuta in Oriente.»
Guénon spiega come si tratti di una
circostanza sporadica favorita da individui con eccezionali qualificazioni in
grado di attirare a sé l’influenza spirituale in una “catena iniziatica”
comunque legittima. Aggiunge che “Dal
punto di vista del Tasawwuf islamico
diremo che queste cose appartengono alla via degli Afrâd, il cui maestro è Seyidna
El-Khidr,[15] e che sono al di fuori della
giurisdizione del “Polo” (El-Qutb)
la quale comprende soltanto le vie regolari e abituali dell’iniziazione.”[16]
Iniziazione Mariana che spiega il
particolarissimo legame tra San Bernardo e la Vergine, di cui appare come un
suo figlio nei quadri che ritraggono il suo allattamento[17],
da intendersi in senso spirituale.
Chi più qualificato di lui a rivolgere l’invocazione
alla Madonna che introduce l’ultimo canto del Paradiso, in prossimità della
visione totale del Principio realizzata da Dante Fedele d’Amore?
Vergine Madre, figlia del
tuo figlio,
umile e alta più che
creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana
natura
nobilitasti sì che ’l suo
fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese
l’amore,
per lo cui caldo ne
l’etterna pace
così è germinato questo fiore.
Par., XXXIII,1-9
Sergio Castellino
Si prega nel caso di citare la fonte.
Un post di presentazione del testo è presente a questo indirizzo:
https://ritoesimbolo.blogspot.com/2022/10/presentazione-del-testo-san-bernardo-di.html
[1] Consiglio la descrizione dei
due sventurati costretti a rinascere per schiacciarsi a turno con la carrozza,
nel rispetto di una giustizia più “comica”
che “cosmica” a p.231.
[2] Il Simbolismo della Croce p.13
[3] «La stessa verità storica non è solida se non quando deriva dal
Principio» (Tchoang-Tseu, cap. XXV)
[4] Raccolte principalmente in “Comptes rendus”, “Études sur la Franc-maçonnerie et le Compagnonage”, “Études sur l’Hindouisme” e “Articles et
comptes rendus”.
[5] Articles
et Comptes Rendus, Tome 1, René Guénon,
éd. Editions Traditionnelles, 2000 p.112
[6] M. Polia, “Il mistero imperiale del Graal”, Il Cerchio, Rimini 1993
[7] Crisi del mondo moderno c.1 p.37 “È assai inverosimile che la leggenda facente del Medioevo un’epoca «oscura» d’ignoranza e di barbarie sia nata e si sia accreditata da sé stessa e che quella effettiva falsificazione della storia, a cui i moderni si son dati, sia stata intrapresa senza nessuna idea preconcetta.”
[8] A.K. Coomaraswamy, “La tenebra divina”, Adelphi, Milano 2017
p.458 n.19
[9] Ibidem p.35
[10] Ibidem p.428
[11] Id., “Il Grande Brivido”, Adelphi, Milano 1987 p.312 n.41
[12] “La Tenebra Divina” p.68
[13] “Crisi del mondo moderno” c.5 p.89
[14] N. D’Anna “San Bernardo, il Cavaliere di Maria” in Perennia Verba n.14 p.180
[15] El-Khidr è
la designazione data dall’esoterismo islamico al personaggio anonimo menzionato
dal Corano nella sura XVIII (sura della Caverna) e con il quale Mosé, che pure
viene considerato dall’Islâm come inviato legiferante e «Polo» della sua epoca,
appare in rapporto di subordinazione. Tale subordinazione sembra sia tanto
d’ordine gerarchico quanto conoscitivo, poiché il personaggio misterioso è
presentato come detentore della scienza più trascendente (letteralmente: «la
scienza che viene da Noi», cioè Allâh), e Mosé domanda al suddetto personaggio
soltanto di insegnargli una «porzione» dell’insegnamento di cui è detentore.
[Nota di Jean Reyor]
[16] Iniziazione
e realizzazione spirituale c.5 “A
proposito del ricollegamento iniziatico” e Appendici.
[17] A. K. Coomaraswamy “The Virgin Suckling St. Bernard” Studies in Comparative Religion, Vol. 4, No. 3. (Summer, 1970) © World Wisdom, Inc. www.studiesincomparativereligion.com


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