Postfazione del testo "San Bernardo"

 

 

   



   Presento la postfazione del libro di Guénon da me tradotto, “San Bernardo”, Lo Studiolo, Sanremo 2022

 POSTFAZIONE

   René Guénon si cimentò in lavori ricchi di riferimenti storici mantenendo intatta la sua prospettiva dottrinale.  La prima opera che dimostrò la sua capacità di gestire una vasta documentazione è Teosofismo - Storia di una pseudo-religione (Le Théosophisme Histoire d’un pseudo-religion) del 1921, volto a contrastare un movimento che, snaturando le tradizioni orientali, manifestava forte ostilità anche contro le forme occidentali. Guénon seppe districare un’ingarbugliata matassa fatta di mezze verità e fantasiose costruzioni, come l’esistenza di una “Gran Loggia Bianca” nel Tibet composta da Mahatma dirigenti occulti dei destini dell’umanità.

    La seconda fu il testo L’errore dello spiritismo (L’erreur spirite) del 1923, in cui trattò e descrisse con precisione un fenomeno che si era straordinariamente diffuso in Occidente, rovinando molte esistenze. Egli dimostrò metafisicamente l’impossibilità della comunicazione fisica con i trapassati e mise in evidenza i grandissimi pericoli insiti nell’addentrarsi nei meandri del mondo sottile. Come già fece nel Théosophisme chiarì il legame stretto tra le varie manifestazioni del neo-spiritualismo e l’ideologia evoluzionistica e la fede nel progresso. Non mancò di rilevare gli aspetti grotteschi, una “firma” sinistra, sia dello spiritismo come contraffazione della religione, sia dei fenomeni connessi,[1] da cui si pretendeva di ricavare una dottrina.

    In Autorità spirituale e potere temporale (Autorité Spirituelle et Pouvoir Temporel) del 1929 i fenomeni storici cui alluse, come la lotta tra Impero e Papato nel Medioevo, servirono a inquadrare le funzioni tradizionali della casta guerriera e di quella sacerdotale. Se l’una, composta dagli Kshatriyas, è preposta alla conservazione nello stato umano delle condizioni di equilibrio e di pace, la seconda, Brahmanica, è fonte dell’Autorità suprema e deputata a mantenere i legami con la sfera spirituale.  

    Il Regno della quantità e i Segni dei Tempi (Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps) del 1945 assume invece i connotati di una lucida profezia che descrive l’andamento dei tempi ultimi come frutto del procedere, graduale ma irreversibile, della manifestazione verso il polo sostanziale, in pieno contrasto con qualsiasi pensiero progressista ed evoluzionista. Questo porterà al “rovesciamento dei poli” e a “cieli nuovi e terra nuova” con la venuta della Gerusalemme Celeste preludio di una condizione edenica per il ciclo che ripartirà.

    Nell’introduzione a Il Simbolismo della Croce (Le Symbolisme de la Croix) del 1931, riafferma i giusti rapporti tra simboli e miti da una parte e fenomeni naturali dall’altra, laddove sono i secondi a rappresentare i primi e non viceversa.[2]…questi fenomeni, in quanto derivano da principi superiori e trascendenti, sono veramente simboli di questi ultimi; ed è evidente che questo non infirma affatto la realtà propria che simili fenomeni posseggono, come tali, nel campo di esistenza al quale appartengono; ben al contrario, è proprio questo che dà fondamento a tale realtà, poiché al di fuori della loro dipendenza nei confronti dei principi, tutte le cose non sarebbero se non puro nulla.” Altrettanto si può dire per i fenomeni storici che “si conformano necessariamente alla legge di corrispondenza [che lega tutti i mondi tra loro] della quale abbiamo or ora parlato, e in conseguenza di ciò traducono secondo il loro modo le realtà superiori, delle quali non sono in certo qual modo se non un’espressione umana; aggiungeremo che è questo a costituire ai nostri occhi tutto il loro interesse, da un punto di vista che – la cosa è evidente - è totalmente diverso da quello in cui si pongono gli storici «profani».[3]

   In molte recensioni[4] sono presenti puntuali riferimenti storici.

   In riferimento (ottobre 1933)[5] al testo di André Lebey “Nécessité de l’Histoire” (Firmin-Didot et Cie, Paris) dopo aver negato la possibilità che si possano “conciliaretradizione e progresso” si chiede  fino a che punto la storia com’è insegnata coincida con la storia vera, quella che bisognerebbe conoscere” non solo per “le falsificazioni coscienti o incoscienti che snaturano gli stessi fatti” ma a causa del ““metodo storico”, con il suo rispetto esclusivo del “documento scritto” [] inventato precisamente per impedire di risalire alle vere cause, che non potrebbero essere dedotte in questo modo.”

   Quest’occultamento deve fare in modo che “i “dirigenti apparenti” [del mondo moderno], “guide cieche di ciechi”, non ne sappiano più della massa che conducono trasmettendo delle suggestioni da cui sono loro stessi i primi a essere ingannati.”

   Nel capitolo XIX del Regno della quantitàI limiti della storia e della geografia” centra l’attenzione sulle “barriere” che si incontrano andando a ritroso nel tempo, oltre le quali ottenere dati storici attendibili risulta complicato se non impossibile. Questo va a riprova dell’andamento non lineare del tempo, in concordanza con la dottrina dei cicli cosmici, che prevede periodici e più o meno bruschi assestamenti segnati anche da catastrofi riportate in tutti i testi sacri. Inoltre rileva come le capacità percettive dell’uomo si siano ridotte progressivamente impedendo perciò di cogliere determinati aspetti della realtà, un tempo riconosciuti. Parallelamente a questa atrofia sensoriale l’ambiente esterno si solidifica perdendo in qualità. Questa corrispondenza tra interiore ed esteriore ricorda la “Terre Gaste[6] dei romanzi del Graal in cui il ferimento o la malattia di un monarca, il “Re vulnerato”, causa la desolazione del territorio del regno, che isterilisce. 

   Senza diventare un acritico laudator temporis acti, come certi rappresentanti di correnti “tradizionaliste” mossi più dal sentimento che dall’intelletto, Guénon focalizza la sua attenzione, per quanto riguarda l’Occidente, sul periodo medievale. Riferendosi a San Bernardo afferma significativamente che “… benché egli non fosse niente agli occhi del mondo, tutti, compresi i più alti dignitari civili ed ecclesiastici, si inchinarono spontaneamente davanti alla sua autorità spirituale; e non sappiamo ciò va a maggior lode del santo o dell’epoca in cui visse.”

   La leggenda nera che ha diffuso l’idea del Medioevo come periodo oscuro appare come il frutto di un disegno che portò già nel XVII secolo[7] a misconoscerne il valore. Il secolo dei lumi vide poi l’affermarsi della fede nel progresso e nel futuro, portando a svalutare un passato intriso di superstizione.

   È assai significativo che uno dei simboli del Rinascimento, forse il pittore italiano più amato, Raffaello, si esprimesse nella lettera del 1519 al Papa Leone X attribuita a lui e a Baldassare Castiglione in questi termini sul periodo intercorso tra l’antichità classica e il XVI secolo: “E parve che gli uomini di quel tempo, insieme con la libertà, perdessero tutto l'ingegno e l'arte, perché divennero tanto goffi, che non seppero fare li mattoni cotti, nonché altra sorte d'ornamenti, e scrostavano li muri antichi per torre le pietre cotte e pestavano li marmi e con essi muravano, dividendo con quella mistura le pareti di pietra cotta, come ora si vede a quella torre che chiamano della Milizia. […] Parve dappoi che i Tedeschi cominciassero a risvegliare un poco questa arte, ma negli ornamenti furono goffi e lontanissimi dalla bella maniera de' Romani, li quali oltre la macchina di tutto l'edificio, avevano bellissime cornici, belli fregi, architravi, colonne ornatissime di capitelli e basi, e misurate con la proporzione dell'uomo e della donna. E li Tedeschi (la maniera de' quali in molti luoghi ancor dura) per ornamento spesso ponevano solamente un qualche figurino rannicchiato e mal fatto per mensola, a sostenere un trave, e animali strani e figure e fogliami goffi e fuori d'ogni ragione naturale.”

   Ricordiamo poi che l’appellativo di “Gotico” fu coniato dal Vasari (1511-1574) con intento dispregiativo, attribuendo erroneamente ai Goti, cioè ai tedeschi, la paternità di uno stile architettonico nato in Francia e precedentemente denominato “opus francigenum”.

   Per dirla con Coomaraswamy “quanto maggiore è l’ignoranza in epoca moderna, tanto più fitte diventano le tenebre del Medioevo[8].

   Il giudizio positivo sull’“Età di mezzo” può essere sintetizzato così: “Abbiamo mostrato come l’antitesi tra Oriente e Occidente, allo stato attuale delle cose, sia riconducibile a questo: l’Oriente conserva la superiorità della conoscenza sull’azione, mentre l’Occidente afferma al contrario la superiorità dell’azione sulla conoscenza, quando non si spinga fino alla completa negazione di quest’ultima; parliamo dell’Occidente moderno soltanto, perché la situazione era diversa nell’antichità e nel medioevo.”

   Si trattava quindi di garantire un ordine sociale alla luce della dottrina tradizionale che, pur nelle naturali differenze formali legate a tempi e luoghi diversi, permane intatta nei suoi nuclei fondanti per dare “a ognuno il suo”.  

   I medesimi principi tradizionali informarono l’attività di San Bernardo, che incarnò qualità da Brahmano e prerogative da Kshatriya.

   La sua natura “guerriera” si è manifestata soprattutto con una vis oratoria che gli consentiva di attrarre verso la vita monastica, di indire crociate e di aver la meglio sugli avversari in questioni teologiche. Si può dire che la sua lingua fungesse da spada, come nell’immagine del Verbo apocalittico:

    Ap. 1 16Nella destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva un'acuta spada a due tagli; la sua faccia era come il sole, quando risplende in tutta la sua potenza.

    Vari punti dell’esposizione dottrinale di San Bernardo sono stati accostati da Coomaraswamy alla tradizione indù. 

   La distinzione tra l’Ātman imperituro, ovvero il Sé con la maiuscola, e il sé individuale perituro e cangiante corrisponde alla dicotomia tra “esse” e “proprium” postulata dall’ Abate di Clairvaux.[9]

   L’amore indiviso e puro necessario per raggiungere le vette spirituali, richiamato da San Bernardo e presente nel grido di guerra dei Templari “Viva Dio, Santo Amore!” è in sintonia con la Bhagavad Gītā (VIII, 22) “Quella somma Persona è ottenibile mediante una dedizione di sé esclusiva”. [10]

   Lo Spirito che “Unisce a sé quest’anima come una sposa gloriosa” portandola fuori “dalla melma degli abissi” si ricollega ai miti universali della “sposa laida” che ritrova nel matrimonio con l’Eroe archetipico la sua purezza e la sua bellezza.[11]

   Nella stessa descrizione delle fasi dell’ascesi, consideratio, contemplatio e raptus, vi è coincidenza con i termini indù dhārana, dhyāna, e samādhi.[12]

    Autore nel 1136 del “De laude novae militiae” diede un indirizzo all’Ordine Templare, nel segno di un rinnovamento della Cavalleria che si ergeva a custode della Terra Santa soprattutto in senso simbolico ma non per questo meno effettivo.

   Secondo Guénon proprio la dispersione dei Templari segnò sia la fine del Medioevo e l’inizio dell’era moderna[13], sia l’interruzione dei legami con il Centro del Mondo da parte dell’Occidente.

   Il loro scioglimento fu causato dalla cupidigia del Re di Francia Filippo IV il Bello, menzionato come “mal di Francia” nella valletta dei principi negligenti nell’Antipurgatorio, dal padre, Filippo III l’Ardito, e dal suocero Enrico I di Navarra.

Padre e suocero son del mal di Francia:

sanno la vita sua viziata e lorda,

e quindi viene il duol che sì li lancia.

                                Purg. VII, 109-11

    A prescindere dagli sviluppi successivi, determinati comunque dall’attuazione del Piano Divino, si può dire che l’abate di Clairvaux svolse nella sua epoca una funzione unificante per il mondo cristiano.

   È stato ipotizzato[14] che tale missione traesse origine da una sequenza spirituale particolare, denominata “Iniziazione dominicale” di cui così parla Abdul-Hâdi nelle Pagine dedicate a Mercurio:

   «Le due catene iniziatiche – L’una è storica, l’altra spontanea. La prima si comunica in Santuari stabiliti e noti, sotto la direzione di uno Sheykh (Guru) vivente, autorizzato, che possiede le chiavi del mistero. Tale è El-Talîmur-rijâl o l’istruzione degli uomini. L’altra è El-Talîmur-rabbâni o l’istruzione dominicale o signoriale che mi permetto di chiamare “l’iniziazione mariana”, in quanto è quella che ricevette la Santa Vergine, madre di Gesù, figlio di Maria. C’è sempre un maestro, ma può essere assente, sconosciuto, o addirittura morto da parecchi secoli. In questa iniziazione potete trarre dal presente la stessa sostanza spirituale che gli altri traggono dall’antichità. Essa è attualmente assai frequente in Europa, almeno nei suoi gradi inferiori, ma è quasi sconosciuta in Oriente

   Guénon spiega come si tratti di una circostanza sporadica favorita da individui con eccezionali qualificazioni in grado di attirare a sé l’influenza spirituale in una “catena iniziatica” comunque legittima. Aggiunge che “Dal punto di vista del Tasawwuf islamico diremo che queste cose appartengono alla via degli Afrâd, il cui maestro è Seyidna El-Khidr,[15] e che sono al di fuori della giurisdizione del “Polo” (El-Qutb) la quale comprende soltanto le vie regolari e abituali dell’iniziazione.[16]

   Iniziazione Mariana che spiega il particolarissimo legame tra San Bernardo e la Vergine, di cui appare come un suo figlio nei quadri che ritraggono il suo allattamento[17], da intendersi in senso spirituale.

  Chi più qualificato di lui a rivolgere l’invocazione alla Madonna che introduce l’ultimo canto del Paradiso, in prossimità della visione totale del Principio realizzata da Dante Fedele d’Amore?

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

     termine fisso d’etterno consiglio,   

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì che ’l suo fattore

   non disdegnò di farsi sua fattura.  

Nel ventre tuo si raccese l’amore,

per lo cui caldo ne l’etterna pace

così è germinato questo fiore.

                              Par., XXXIII,1-9


Sergio Castellino

Si prega nel caso di citare la fonte.

Un post di presentazione del testo è presente a questo indirizzo: 

https://ritoesimbolo.blogspot.com/2022/10/presentazione-del-testo-san-bernardo-di.html




[1] Consiglio la descrizione dei due sventurati costretti a rinascere per schiacciarsi a turno con la carrozza, nel rispetto di una giustizia più “comica” che “cosmica” a p.231.

[2] Il Simbolismo della Croce p.13

[3] «La stessa verità storica non è solida se non quando deriva dal Principio» (Tchoang-Tseu, cap. XXV)

[4] Raccolte principalmente in “Comptes rendus”, “Études sur la Franc-maçonnerie et le Compagnonage”, “Études sur l’Hindouisme” e “Articles et comptes rendus”.

[5] Articles et Comptes Rendus, Tome 1, René Guénon, éd. Editions Traditionnelles, 2000 p.112

[6] M. Polia, “Il mistero imperiale del Graal”, Il Cerchio, Rimini 1993

[7] Crisi del mondo moderno c.1 p.37 “È assai inverosimile che la leggenda facente del Medioevo un’epoca «oscura» d’ignoranza e di barbarie sia nata e si sia accreditata da sé stessa e che quella effettiva falsificazione della storia, a cui i moderni si son dati, sia stata intrapresa senza nessuna idea preconcetta.”

[8] A.K. Coomaraswamy, “La tenebra divina”, Adelphi, Milano 2017 p.458 n.19

[9] Ibidem p.35

[10] Ibidem p.428

[11] Id., “Il Grande Brivido”, Adelphi, Milano 1987 p.312 n.41

[12]La Tenebra Divina” p.68

[13]Crisi del mondo moderno” c.5 p.89

[14] N. D’Anna “San Bernardo, il Cavaliere di Maria” in Perennia Verba n.14 p.180

[15] El-Khidr è la designazione data dall’esoterismo islamico al personaggio anonimo menzionato dal Corano nella sura XVIII (sura della Caverna) e con il quale Mosé, che pure viene considerato dall’Islâm come inviato legiferante e «Polo» della sua epoca, appare in rapporto di subordinazione. Tale subordinazione sembra sia tanto d’ordine gerarchico quanto conoscitivo, poiché il personaggio misterioso è presentato come detentore della scienza più trascendente (letteralmente: «la scienza che viene da Noi», cioè Allâh), e Mosé domanda al suddetto personaggio soltanto di insegnargli una «porzione» dell’insegnamento di cui è detentore. [Nota di Jean Reyor]

[16]  Iniziazione e realizzazione spirituale c.5 “A proposito del ricollegamento iniziatico” e Appendici.

[17] A. K. CoomaraswamyThe Virgin Suckling St. BernardStudies in Comparative Religion, Vol. 4, No. 3. (Summer, 1970) © World Wisdom, Inc. www.studiesincomparativereligion.com

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